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Il Parlamento europeo ha approvato nuove regole per garantire più protezione e assistenza a chi subisce violenze, stalking, abusi sessuali e reati d’odio. Il testo dovrà ora essere adottato dal Consiglio e recepito dagli Stati membri entro due anni.

Il 21 maggio, il Parlamento europeo ha approvato, con 440 voti favorevoli, 49 contrari e 84 astensioni, nuove regole per rafforzare i diritti delle vittime di reato. Il testo dovrà ora essere adottato formalmente dal Consiglio dell’Unione europea e poi recepito dagli Stati membri entro due anni. L’obiettivo è garantire più protezione e più assistenza a chi subisce violenze, stalking, abusi sessuali, reati d’odio e altre forme di criminalità. Oggi, infatti, le vittime non ricevono ovunque lo stesso sostegno: in alcuni Paesi europei l’accesso alla giustizia e ai servizi è più rapido, in altri è più difficile e frammentato. La nuova normativa chiede agli Stati membri di accompagnare meglio le vittime in tutte le fasi: dal momento della denuncia fino al processo. Chi subisce un reato dovrà ricevere informazioni chiare, assistenza adeguata, maggiore protezione dei propri dati personali e, quando necessario, supporto legale ed emotivo. Secondo Javier Zarzalejos, eurodeputato spagnolo del Partito popolare europeo e relatore del testo per la commissione Libertà civili, la riforma rappresenta un passo avanti perché rafforza la protezione delle vittime e rende più semplice denunciare i reati. Zarzalejos ha ricordato che ogni anno milioni di persone nell’Unione europea subiscono un reato e spesso si trovano sole davanti a procedure complesse e sistemi giudiziari difficili da affrontare. Uno dei punti più importanti riguarda la vittimizzazione secondaria. Significa che una persona, dopo aver già subito un reato, rischia di vivere un nuovo trauma a causa del modo in cui viene trattata dalle istituzioni, dai tribunali, dalle forze dell’ordine, dai servizi sociali, dai media o anche dall’ambiente familiare. Per questo il testo chiede di ascoltare meglio le vittime e di valutare caso per caso i loro bisogni. La nuova normativa presta particolare attenzione alle persone più vulnerabili: minori, vittime di violenza sessuale, persone con disabilità e chi subisce reati legati all’odio o alla discriminazione, anche per orientamento sessuale o identità di genere.

Lucia Yar, eurodeputata slovacca di Renew Europe e correlatrice del provvedimento, ha sottolineato che i diritti delle vittime non possono essere considerati un tema secondario, ma devono stare al centro della giustizia. Per Yar, la riforma serve proprio a colmare le lacune che ancora impediscono a molte persone di ricevere sostegno e protezione adeguati. Per le vittime di violenza sessuale sono previste forme di assistenza sanitaria e psicologica più complete. Il testo parla di cure mediche, test per infezioni sessualmente trasmissibili, supporto psicologico e, nel rispetto delle leggi dei singoli Paesi, accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Lina Gálvez, presidente della commissione per i diritti delle donne del Parlamento europeo, ha definito questo passaggio importante perché una donna vittima di stupro può trovarsi anche davanti al rischio di una gravidanza e deve poter ricevere cure adeguate. Il voto, però, non è stato unanime. Le astensioni e i voti contrari sono arrivati soprattutto dai gruppi più conservatori e sovranisti. A dividere sono stati in particolare i riferimenti all’orientamento sessuale, all’identità di genere e ai servizi sanitari per le vittime di violenza sessuale. Alcune realtà conservatrici hanno contestato soprattutto il richiamo all’aborto, sostenendo che la materia dovrebbe restare di competenza dei singoli Stati. Sul fronte opposto, i gruppi che hanno sostenuto il testo lo hanno presentato come un passo avanti per la dignità delle vittime e per l’accesso alla giustizia. Anche Alessandro Zan, eurodeputato del Pd, ha collegato il voto europeo al dibattito italiano sul ddl Zan, bocciato dal Senato nel 2021. Secondo Zan, quando una persona subisce un reato d’odio e lo Stato non riconosce la natura discriminatoria di quel reato, la vittima rischia di subire un secondo trauma: quello dell’indifferenza delle istituzioni.
Il provvedimento non coincide con il ddl Zan, ma richiama alcuni principi già discussi in Italia, soprattutto sulla tutela delle persone colpite da odio o discriminazione per orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. Una volta completato l’iter europeo, anche l’Italia dovrà adeguarsi alle nuove regole. La sfida sarà trasformare il testo in servizi concreti: sportelli di ascolto, assistenza legale, sostegno psicologico, protezione dei dati personali e maggiore collaborazione tra istituzioni, tribunali, forze dell’ordine, strutture sanitarie e realtà sociali del territorio. Il senso della riforma è chiaro: chi ha subito un reato non deve essere lasciato solo e non deve subire un secondo trauma proprio nel momento in cui chiede aiuto.