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Governatori, dirigenti regionali e amministratori locali di Sicilia, Turchia, Marocco, Grecia e Cipro si confrontano nelle Conversazioni Euromediterranee del 17 dicembre. Centrali i contributi di Salvatore Cocina e Arturo Vallone, per costruire una strategia condivisa di sicurezza e resilienza territoriale in tutto il Mediterraneo.

Nel Mediterraneo la vulnerabilità ai rischi naturali e climatici ha assunto una dimensione che nessun territorio può affrontare da solo. Frane, alluvioni, siccità, incendi e terremoti colpiscono Paesi diversi ma con dinamiche molto simili, mettendo a dura prova amministrazioni locali, infrastrutture e servizi essenziali. In questo scenario, il COPPEM si conferma uno dei pochi organismi in grado di connettere città, regioni, università e reti civiche dei Paesi euro mediterranei, favorendo un dialogo costante tra attori che condividono criticità ma dispongono di esperienze, strumenti e risorse differenti. È esattamente in questa prospettiva che nascono le Conversazioni Euromediterranee, un format creato per discutere i temi che influenzano la vita quotidiana delle comunità locali e per costruire soluzioni condivise, capaci di superare le barriere geografiche e istituzionali.
La sessione del 17 dicembre prossimo è dedicata a due questioni che, più di altre, definiscono il futuro della sicurezza nel Mediterraneo: la gestione dei terremoti e la crisi idrica. Due fenomeni diversi ma uniti da un elemento comune: mettono alla prova la capacità amministrativa, tecnica e politica dei territori. Il COPPEM ha scelto di affrontarli riunendo alcune delle figure più rappresentative della governance locale e universitaria della regione, con un ruolo centrale affidato alla Regione Siciliana. La Sicilia, per posizione geografica e storia amministrativa, rappresenta uno dei laboratori più significativi d’Europa per la gestione dei rischi naturali; un territorio complesso, fragile e allo stesso tempo ricco di competenze tecniche sedimentate nel tempo. La presenza di Salvatore Cocina e Arturo Vallone non è dunque soltanto istituzionale, ma esprime una visione avanzata della resilienza territoriale.
Salvatore Cocina, Direttore Generale della Protezione Civile della Regione Siciliana, è considerato uno dei massimi esperti italiani nella gestione delle emergenze. La sua carriera, iniziata come ingegnere civile e consolidata attraverso esperienze sul campo come il terremoto umbro-marchigiano del 1997, lo ha portato a guidare più volte la Protezione Civile siciliana, coordinando interventi di emergenza, prevenzione e pianificazione del rischio in un territorio tra i più delicati del Paese. La sua presenza nelle Conversazioni Euromediterranee consente di mettere in relazione l’esperienza italiana con quella di altri Paesi colpiti da violenti terremoti negli ultimi anni.

Al suo fianco interverranno figure che hanno vissuto direttamente la gestione delle catastrofi: il governatore di Gaziantep, Kemal Ceber, impegnato nella ricostruzione dopo il sisma che nel 2023 ha devastato la Turchia sud-orientale, Hassan Tarik, rappresentante dell’Associazione Marocchina dei Presidenti dei Consigli Comunali, testimone del ruolo decisivo dei governi locali dopo il terremoto dell’Al Haouz  e Spyridon Mavroulis dell’Università di Atene, studioso delle dinamiche sismiche e delle vulnerabilità urbane dell’area ellenica. La sessione sarà introdotta da Giuseppe Aiello dell’Università di Palermo, che offrirà una prospettiva scientifica sulle caratteristiche tettoniche del Mediterraneo e sulle strategie di mitigazione del rischio.
Il secondo blocco della giornata affronta un tema meno improvviso ma forse ancora più insidioso: la crisi idrica. Nel Mediterraneo la scarsità d’acqua è una pressione strutturale che coinvolge città, campagne, distretti produttivi e servizi idrici spesso fragili o insufficienti. La Sicilia, con il suo equilibrio sempre più delicato tra disponibilità delle risorse e domanda crescente, è un caso emblematico. A rappresentarla sarà Arturo Vallone, Direttore Generale del Dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana, un dirigente che ha maturato una profonda esperienza nella governance ambientale e nella gestione dei sistemi idrici. Vallone spiegherà come una regione complessa come la Sicilia stia affrontando gli effetti dell’innalzamento delle temperature, della diminuzione delle precipitazioni e dell’obsolescenza delle reti, illustrando gli interventi infrastrutturali e gestionali necessari per garantire continuità del servizio e sostenibilità. Il confronto si arricchirà con l’intervento del professor Zafer Aslan della Istanbul Aydin University, che inquadra la crisi idrica in una dimensione transnazionale; del sindaco di Lefkoniko, Pieris Gypsiotis, impegnato su un territorio insulare in cui la disponibilità delle risorse idriche è un nodo politico e sociale; e del sindaco di Agrigento, Francesco Micciché, che porterà una testimonianza diretta sulla gestione dell’acqua in una città caratterizzata da forti pressioni demografiche e da un patrimonio infrastrutturale complesso.
Questa sessione delle Conversazioni Euromediterranee dimostra come la cooperazione tra enti locali non sia un esercizio diplomatico, ma una necessità concreta. Dalle città terremotate della Turchia ai villaggi dell’Alto Atlante marocchino, dalle metropoli elleniche alle regioni insulari di Cipro, fino ai centri urbani e rurali della Sicilia, emerge un Mediterraneo che sperimenta vulnerabilità comuni ma produce soluzioni diverse, spesso innovatrici, sempre radicate nella realtà. Il COPPEM, nel mettere in rete queste esperienze, costruisce uno spazio di lavoro in cui amministratori, accademici e tecnici possono confrontarsi senza formalismi, con l’obiettivo di elaborare strumenti replicabili, attivare scambi continui, progettare interventi europei e rafforzare la capacità delle comunità locali di prepararsi, reagire e adattarsi.
Nel dialogo tra governi locali, università e organismi tecnici si riconosce una visione precisa: la sicurezza e la resilienza del Mediterraneo passano attraverso il rafforzamento delle competenze locali e la creazione di alleanze operative. Le Conversazioni Euromediterranee del 17 dicembre non sono solo un appuntamento di confronto, ma un tassello di una strategia più ampia, che mira a trasformare il mare che unisce i continenti in un laboratorio condiviso di innovazione istituzionale, tecnica e sociale. In un’epoca segnata da instabilità climatica e rischi crescenti, il COPPEM riafferma così la propria missione originaria: costruire ponti reali tra i territori, affinché le comunità mediterranee non affrontino da sole le sfide del presente e del futuro.