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Economia e sviluppo tra Europa e Nord Africa

Il Mediterraneo unisce economie, alimenta commerci e muove capitali. Eppure, non riesce ancora a trasformare questa ricchezza in sviluppo diffuso, occupazione e opportunità per le popolazioni delle sue sponde. È la grande contraddizione di un mare che avvicina i mercati, ma non sempre riduce le distanze economiche e sociali.

È su questa contraddizione che si concentra l’impegno del COPPEM, il Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo dei Poteri Locali e Regionali, con l’obiettivo di trasformare il dialogo tra le amministrazioni in progetti concreti, capaci di coinvolgere imprese, istituzioni e comunità locali.

In questo scenario, la Sicilia può svolgere un ruolo strategico, diventando un punto di collegamento tra le economie europee e quelle nordafricane. Una posizione privilegiata che, tuttavia, deve tradursi in opportunità concrete attraverso infrastrutture efficienti, investimenti e rapporti stabili tra istituzioni, imprese e università. Le due sponde condividono sfide economiche e sociali, ma dispongono anche di risorse e competenze complementari che, se messe in relazione, possono favorire la crescita, l’innovazione e nuove prospettive occupazionali, soprattutto per i giovani.

Le possibilità di collaborazione sono numerose, dalla gestione dell’acqua all’agricoltura, dalle energie rinnovabili alle tecnologie digitali. Sono settori nei quali il COPPEM può favorire lo scambio di competenze tra Comuni e Regioni e promuovere iniziative comuni, coinvolgendo anche università, imprese e centri di formazione.

Una città siciliana e una tunisina, per esempio, possono lavorare insieme per ridurre gli sprechi idrici, valorizzare le produzioni agricole o migliorare i servizi alle imprese. Da queste esperienze possono nascere percorsi di formazione professionale, nuove attività economiche e occasioni di investimento. È nel passaggio dal confronto istituzionale ai risultati concreti che il partenariato acquista il suo significato.

Le grandi scelte economiche vengono definite a livello nazionale ed europeo, ma i loro effetti si misurano nella vita quotidiana delle persone. Per questo gli enti locali devono partecipare alla definizione delle priorità, contribuendo a individuare bisogni e soluzioni. Il COPPEM può svolgere una funzione di raccordo tra le amministrazioni mediterranee e le opportunità offerte dai programmi e dagli strumenti finanziari europei.

Michelangelo Pistoletto, Love Difference – Mar Mediterraneo (2003). Un tavolo a forma di Mediterraneo, circondato dalle sedie dei Paesi rivieraschi, rappresenta il dialogo e la collaborazione tra le diverse sponde.

Un’attenzione particolare va riservata ai giovani. Investire nella formazione, avvicinare il mondo dell’istruzione a quello delle imprese e sostenere nuove attività produttive significa creare alternative concrete a chi oggi considera la partenza l’unica possibilità di costruire il proprio futuro.
Il successo dell’integrazione euromediterranea non può essere misurato soltanto attraverso il volume degli scambi o degli investimenti. Conta soprattutto la capacità di trasformare le risorse disponibili in lavoro, servizi e benessere diffuso.
È questa la prospettiva nella quale il COPPEM intende continuare a operare, contribuendo a fare del Mediterraneo non soltanto uno spazio di transito e di commercio, ma un’area nella quale istituzioni, imprese e comunità possano costruire insieme nuove opportunità.
Il vero risultato dell’integrazione euromediterranea sarà permettere a un giovane siciliano, tunisino, marocchino o egiziano di scegliere il proprio futuro senza essere costretto a cercarlo altrove.
Ma possiamo davvero parlare di sviluppo condiviso se il Mediterraneo continua a unire i mercati senza offrire le stesse opportunità alle persone?