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Francesco Sammaritano propone una Scuola euromediterranea di alta formazione amministrativa. A Palermo il convegno internazionale di Federmanager.

«Il Mediterraneo non deve essere il confine che separa tre continenti, ma lo spazio che li unisce». È da questa visione che Francesco Sammaritano, Segretario generale del COPPEM, ha sviluppato il suo intervento al convegno internazionale Mediterraneo 2030 – Investimenti, stabilità, sviluppo, sottolineando la necessità di trasformare la centralità geografica e storica della Sicilia in una concreta opportunità di cooperazione tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
L’iniziativa, promossa e organizzata da Federmanager Sicilia Occidentale, si è svolta il 30 ottobre nella Sala Piersanti Mattarella di Palazzo dei Normanni, a Palermo, riunendo rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, delle università, della ricerca e della cooperazione internazionale. Il convegno, patrocinato anche dal COPPEM, dagli Assessorati regionali delle Attività Produttive e dell’Economia, da CIDA, Confindustria Sicilia, IRFIS FinSicilia e dall’European Institute for EurAsian Dialogue, ha posto al centro del confronto le prospettive di sviluppo economico, infrastrutturale e sociale del Mediterraneo.
Ad aprire i lavori sono stati Ferdinando Pedone, Presidente di Federmanager Sicilia Occidentale, Fabio Vivian, Tesoriere di Federmanager Nazionale, Maurizio Franzò, Presidente di CIDA Sicilia, e Francesco Sammaritano. Nel corso della giornata è intervenuto anche l’assessore regionale dell’Economia Alessandro Dagnino, che ha illustrato le opportunità offerte dalla Super-ZES e dagli strumenti regionali per favorire gli investimenti e rafforzare i partenariati con i Paesi della sponda Sud.
In questo quadro si inserisce la riflessione del Segretario generale del COPPEM, che ha richiamato il Processo di Barcellona del 1995, quando l’armonizzazione delle legislazioni e la convergenza normativa furono individuate tra le condizioni fondamentali per la costruzione di uno spazio economico euromediterraneo integrato.
Per Sammaritano, infatti, la cooperazione economica non può esaurirsi nell’abbattimento delle barriere commerciali o nella circolazione dei capitali. La possibilità di attrarre investimenti, sostenere le imprese e promuovere lo sviluppo dei territori dipende anche dalla qualità delle istituzioni, dalla trasparenza amministrativa, dalla certezza delle regole e dall’efficienza delle procedure.

Un momento del convegno internazionale “Mediterraneo 2030 – Investimenti, stabilità, sviluppo”, ospitato nella Sala Piersanti Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana, a Palazzo dei Normanni, Palermo.

Da questa considerazione nasce la proposta di istituire in Sicilia una Scuola euromediterranea di alta formazione amministrativa, rivolta ai dirigenti e ai funzionari delle amministrazioni pubbliche locali dei Paesi mediterranei. Un luogo permanente di formazione e confronto, capace di mettere in rete competenze ed esperienze differenti e di favorire la collaborazione tra istituzioni europee, nordafricane e mediorientali.
La Scuola potrebbe coinvolgere università, enti locali, istituzioni regionali, centri di ricerca e organizzazioni internazionali, promuovendo percorsi dedicati alla pianificazione territoriale, alla gestione dei servizi pubblici, alla sostenibilità ambientale, alla digitalizzazione e ai partenariati per lo sviluppo. Accanto alla formazione, programmi di scambio e laboratori progettuali consentirebbero di costruire relazioni professionali durature tra amministratori di Paesi diversi.
Una proposta che si collega direttamente ai temi affrontati nel corso del convegno, articolato in sei tavole rotonde dedicate alle principali sfide dell’area mediterranea. Dalla nuova centralità geopolitica della Sicilia alle infrastrutture energetiche e commerciali, dagli strumenti finanziari per lo sviluppo alla Green & Blue Economy, il confronto ha evidenziato come la crescita economica richieda strategie condivise, competenze adeguate e una collaborazione stabile tra istituzioni e imprese.
Ai lavori hanno contribuito, tra gli altri, Fabrizio Maronta di Limes, Demostenes Floros del Centro Europa Ricerche e Giuseppe Saporito della Banca d’Italia, che hanno approfondito le trasformazioni geopolitiche ed economiche del Mediterraneo. Sul versante della sostenibilità e dell’innovazione sono intervenuti Fabio Fava dell’Università di Bologna, Marco Frey della Scuola Superiore Sant’Anna, Adriana Salazar dell’Unione per il Mediterraneo e Giorgio Micale dell’Università di Palermo, affrontando questioni cruciali come la gestione delle risorse idriche, la transizione energetica e le opportunità della bioeconomia.
Il confronto ha coinvolto anche rappresentanti delle agenzie di investimento di Egitto e Tunisia, con Mohamed Awad della General Authority for Investment and Free Zones e Thouraya Khayati della Foreign Investment Promotion Agency, contribuendo a delineare la prospettiva di un Mediterranean Development Forum: una rete permanente tra istituzioni economiche e agenzie di sviluppo dei Paesi mediterranei, finalizzata a promuovere investimenti, partenariati e filiere produttive comuni.
Particolare rilievo ha assunto il tema della formazione, affrontato nella sessione dedicata alla Mediterranean Academy, coordinata da Marcello Scalisi, direttore di UNIMED. Il Rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri, Giuseppe Provenzano dell’Unione per il Mediterraneo e Pietro Sebastiani del LUMSA Africa Center hanno approfondito il ruolo delle università e delle competenze nella costruzione di una cooperazione stabile tra le due sponde. Un percorso nel quale la proposta avanzata dal COPPEM potrebbe offrire un contributo specifico, concentrandosi sulla formazione delle amministrazioni locali e sulla progressiva convergenza delle pratiche amministrative.
A completare il quadro, le testimonianze delle imprese già operative tra Sicilia e Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, nei settori dell’energia, dell’agritech, della logistica, del florovivaismo e dell’economia circolare. Esperienze che dimostrano come le relazioni economiche mediterranee siano già una realtà e possano essere ulteriormente rafforzate attraverso infrastrutture, innovazione e collaborazione istituzionale.
Nelle conclusioni, Luca Ebreo, promotore e organizzatore del convegno per Federmanager Sicilia Occidentale, ha sintetizzato nel “Manifesto per Palermo” la volontà di dare continuità al percorso avviato, promuovendo il Mediterranean Development Forum e la Mediterranean Academy come strumenti di cooperazione tra istituzioni, imprese, università e organismi internazionali.
È proprio nella capacità di trasformare queste prospettive in relazioni permanenti tra territori che si riconosce la missione del COPPEM, da sempre impegnato a valorizzare il ruolo dei poteri locali e regionali nel partenariato euromediterraneo. Per Sammaritano, la cooperazione non può essere affidata esclusivamente agli accordi tra governi, ma deve radicarsi nel lavoro quotidiano delle istituzioni, nella conoscenza reciproca e nella formazione di amministratori capaci di affrontare insieme problemi comuni.
Una dimensione che assume un significato ancora più profondo in un Mediterraneo attraversato da conflitti, disuguaglianze e instabilità. Promuovere il dialogo, la condivisione delle competenze e la collaborazione tra i popoli significa anche contribuire alla costruzione di condizioni durature di pace.
Un auspicio che Sammaritano ha affidato, in conclusione del suo intervento, alle parole di Giorgio La Pira: «Il Mediterraneo può diventare, davvero, se pacificato, lo spazio più luminoso della Terra».