Un grido di denuncia contro la tragedia di Gaza e il silenzio dell’Occidente.
Nel giorno in cui l’Europa celebra la sua unità e la pace che l’ha fondata, un’iniziativa prende voce per denunciare una contraddizione lacerante: mentre si festeggia la fine delle guerre del passato, si tace su quelle del presente. “L’Ultimo Giorno di Gaza” nasce da questa frattura, come un atto di coscienza collettiva e di rifiuto dell’indifferenza che ha accompagnato, per mesi, la distruzione sistematica della Striscia di Gaza. L’iniziativa non è un evento simbolico né una campagna generica di solidarietà. È una mobilitazione radicale, digitale e pubblica, che accusa apertamente l’ipocrisia delle istituzioni europee e il silenzio complice di gran parte del discorso pubblico occidentale.
Promossa da un gruppo autorevole di intellettuali, giuriste, scrittori e attivisti, tra cui Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tommaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo, l’iniziativa nasce con un obiettivo preciso, quello di impedire che Gaza venga dimenticata, archiviata, rimossa.
“Per rompere il silenzio colpevole, useremo la rete. È l’unico strumento che ci resta per vedere Gaza, ascoltare Gaza, piangere Gaza”, si legge nell’appello pubblicato online e rilanciato attraverso gli hashtag #gazalastday e #ultimogiornodigaza. L’intento è chiaro ed è quello di creare una rete di testimonianza e resistenza che attraversi i confini, le lingue, le appartenenze politiche.
Un invito ad esserci, anche solo per pochi minuti, per restituire visibilità a una tragedia che rischia di essere inghiottita dalla stanchezza e dall’assuefazione. Le adesioni sono state tante, numerosi collettivi, associazioni e realtà della società civile hanno raccolto l’appello. Tra questi, Arci Nazionale, il Collettivo di Fabbrica GKN, Purple Square, il Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato, proprio nel giorno in cui ricorre il 47º anniversario dell’uccisione dell’attivista e giornalista di Cinisi. Tra le realtà che hanno aderito all’appello c’è anche il COPPEM – Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo dei Poteri Locali e Regionali – da anni impegnato nella promozione della cooperazione, della pace e dello sviluppo sostenibile nell’area del Mediterraneo. Il COPPEM si unisce a “L’Ultimo Giorno di Gaza” con la coerenza di chi da sempre lavora per rafforzare il dialogo tra i popoli, tutelare i diritti fondamentali e difendere i principi del diritto internazionale.
Non si tratta solo di denunciare l’orrore in corso. L’iniziativa mira anche a evidenziare l’inerzia politica che lo rende possibile, la complicità attiva di molti governi europei che continuano a sostenere Israele sul piano militare, economico e diplomatico, nonostante le continue violazioni del diritto internazionale.
Un esempio arriva dalla Spagna, dove il 10 maggio, a Madrid, è prevista una grande manifestazione nazionale sotto il titolo “Muévete por Palestina – Fin al comercio de armas y a las relaciones con Israel”. L’evento, che richiamerà migliaia di persone da tutto il paese, è un chiaro segnale di dissenso verso le relazioni militari tra il governo spagnolo e le aziende israeliane, nonostante gli impegni politici annunciati in senso contrario. “Senza Gaza, siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani”, scrivono gli organizzatori. È questa la chiave morale dell’iniziativa, la consapevolezza che la pace non può essere separata dalla giustizia, e che ogni diritto calpestato a Gaza è una ferita inferta alla nostra civiltà. Nel cuore di una giornata che dovrebbe celebrare i valori fondanti dell’Europa, la pace, la democrazia, i diritti, “L’Ultimo Giorno di Gaza” ci ricorda che quei valori non possono essere difesi a parole mentre si tace davanti a un massacro.
Non si tratta di ideologia, sii tratta di responsabilità, di verità, di umanità.