A Palermo un convegno internazionale rilancia il senso della costruzione europea tra crisi, pace e cooperazione mediterranea
A 75 anni dalla Dichiarazione Schuman, che il 9 maggio 1950 gettava le basi del processo d’integrazione europea, Palermo rilancia il progetto europeo nel cuore del Mediterraneo. Le parole pronunciate da Schuman: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” mantengono intatta la loro forza e attualità, soprattutto in un’epoca segnata da nuove sfide geopolitiche, sociali, economiche e ambientali.
È con questo spirito che PRISM Impresa Sociale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali (DEMS) dell’Università degli Studi di Palermo, promuove il convegno “75 anni dalla Dichiarazione Schuman: quale futuro per l’Europa?”, che si terrà venerdì 9 maggio 2025 alle ore 15:00 presso la sede universitaria di via Maqueda 324. L’iniziativa, aperta al pubblico, sarà un’occasione di confronto aperto e interdisciplinare tra studiosi, esperti di politiche europee, rappresentanti istituzionali, attori del terzo settore e delle autonomie locali.
Tra gli ospiti, interverrà anche Francesco Sammaritano, segretario generale del COPPEM, organizzazione che da oltre vent’anni promuove il dialogo e la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo. Sammaritano, che chiuderà i lavori del convegno, sottolinea come il messaggio di Schuman conservi un’urgenza straordinaria nel contesto attuale. “A 75 anni dalla Dichiarazione è doveroso ribadire che l’idea di Europa resta una costruzione viva, da alimentare quotidianamente. La solidarietà di fatto evocata nel 1950 deve oggi tradursi in azioni concrete nei territori, attraverso reti di collaborazione, partenariati e progetti condivisi. L’Unione Europea deve riscoprirsi anche come spazio mediterraneo, come laboratorio di coesione e innovazione, capace di affrontare le sfide geopolitiche che scuotono il mondo, come le guerre alle sue porte e le politiche protezioniste imposte da altre potenze globali, come gli Stati Uniti”. Sammaritano richiama anche il vuoto lasciato dalla figura del Papa, che per decenni ha invocato la pace con forza morale e continuità. In un tempo in cui le guerre si avvicinano sempre più ai confini europei, questa assenza di una voce chiara e unitaria rappresenta una sfida ulteriore. “Oggi, più che mai, la pace non si costruisce solo con le grandi strategie comunitarie, ma soprattutto attraverso il protagonismo di chi lavora direttamente nei territori, ascoltando i bisogni concreti delle comunità. L’Europa che vogliamo deve essere partecipata, concreta, capace di affrontare i conflitti con un approccio basato sulla cooperazione, sulla solidarietà e sulla responsabilità collettiva”.
Sebbene l’Unione Europea abbia rappresentato per decenni un baluardo di stabilità e solidarietà, oggi si trova in una fase di fragilità senza precedenti. Le divisioni interne, le tensioni politiche tra Stati membri, l’ascesa di movimenti populisti e nazionalisti minano la coesione. A ciò si aggiungono crisi economiche ricorrenti, cambiamenti climatici sempre più drammatici e disuguaglianze crescenti che mettono in discussione la tenuta del progetto europeo. “L’Europa che vogliamo – ha concluso Sammaritano – deve essere una risposta forte e unitaria a queste sfide. Non possiamo più permetterci di rimandare la costruzione di un’Europa più coesa, capace di affrontare le difficoltà con una visione chiara e condivisa. La cooperazione tra i territori e la costruzione di reti locali sono essenziali per una risposta solida e concreta alle sfide globali, che spaziano dai conflitti alle crisi economiche e ambientali”.
Il contesto internazionale rende ancora più urgente un ripensamento del ruolo dell’Europa nel mondo: alleanze che mutano, dazi imposti dagli Stati Uniti, fratture politiche interne, tutto converge verso l’esigenza di una riformulazione strategica. In questa cornice, la cooperazione tra territori, le pratiche di prossimità e la valorizzazione delle identità locali rappresentano elementi decisivi per rafforzare l’Unione.
Il convegno ruoterà attorno a tre grandi temi:
• L’Europa a rischio: il rapporto Draghi e gli effetti sul prossimo Quadro finanziario Pluriennale della UE
• Progettazione europea e impatto locale: limiti e opportunità dei fondi UE
• La Sicilia e Il Mediterraneo: spazio di cooperazione e innovazione
Un panel autorevole animerà il dibattito. Tra i relatori: Costantino Visconti, direttore del DEMS, Margherita Rizza, segretario generale della Regione Siciliana, Antonello Miranda, docente di Diritto comparato e internazionale, Gaetano Armao, esperto di europrogettazione, Francesco Cocco, segretario generale dell’Euroregione Adriatico-Ionica, Alessandro Melillo e Laura La Scala di PRISM Impresa Sociale, Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della Longevità, Massimo Mammano, primo ricercatore CREA, Carlo Greco, docente universitario e amministratore locale e Francesco Sammaritano, in rappresentanza del COPPEM.
Palermo, con la sua storia millenaria e la sua posizione nel cuore del Mediterraneo, si propone, dunque, non solo come scenario simbolico, ma come luogo operativo in cui ripensare e rilanciare l’identità dell’Europa. In un tempo segnato da instabilità internazionale, crisi energetiche, transizioni ambientali e digitali, disuguaglianze crescenti e sfiducia nelle istituzioni, la lezione di Schuman e di Jean Monnet torna ad essere bussola e orizzonte. Un’Europa costruita non per imposizione, ma per adesione, non dall’alto, ma dal basso, non in astratto, ma con la forza delle realizzazioni concrete. Il 9 maggio sarà dunque molto più di una celebrazione, sarà un momento per rimettere al centro la politica come strumento di coesione e visione, riaffermando l’Unione non come entità burocratica, ma come autentica comunità di destino.