L’eurodeputato invita a superare il concetto di “euromediterraneo”, rilanciando un Mediterraneo fondato sull’interdipendenza, sull’accoglienza e su una nuova visione politica tra le sponde.
Nella sua riflessione alla plenaria ARLEM, l’eurodeputato Leoluca Orlando propone un cambio di paradigma sul Mediterraneo: non più “collegamento tra Suez e Gibilterra”, né una periferia guardata con indifferenza dall’Europa, ma un continente liquido, uno spazio politico e culturale che unisce, non divide.
Orlando invita a superare l’espressione “euromediterraneo”, definendola un concetto superato e potenzialmente neocoloniale. Per lui, il futuro passa da un Mediterraneo riconosciuto come mare dell’interdipendenza, dove popoli, Stati, comunità religiose e società civili si riconoscono legati da responsabilità reciproca.
Nel commentare le sfide climatiche e le nuove migrazioni, sottolinea che la mobilità umana è un diritto di libertà, non un problema di sicurezza. Ricorda come Palermo sia cambiata proprio grazie ai migranti, portatori di culture, cibi, musiche e visioni che hanno aperto la città al mondo.
Orlando avverte che, mentre la finanza è globale, rischiamo di restare provinciali: serve una nuova apertura globale delle città, capaci di trasformare il Mediterraneo in un laboratorio di accoglienza, dialogo e contaminazione positiva.
Conclude richiamando la propria responsabilità di relatore del nuovo Patto per il Mediterraneo al Parlamento Europeo: un percorso che mira a rendere più “Mediterranea” l’Europa e più “Europeo” il Mediterraneo, attraverso cooperazione, pace e diritti.
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