Un confronto serrato su parità, educazione affettiva e rappresentanza: COPPEM e Zonta riuniscono istituzioni e associazioni per i 16 Giorni di Attivismo UNiTE 2025.
Nella Sala Pio La Torre ieri pomeriggio l’atmosfera era diversa dal solito: niente retorica, niente distanza. Si percepiva nettamente che il tema della violenza di genere non fosse più materia da convegni, ma una linea di confine che interroga tutti. In questo clima vigile e partecipe, COPPEM e Zonta Palermo Zyz hanno aperto la tappa siciliana dei 16 Giorni di Attivismo della campagna UNiTE 2025, guidati da Cleo Li Calzi, docente di Leadership alla LUMSA, componente dell’esecutivo nazionale Donne Democratiche e del direttivo Zonta International Palermo Zyz.
Le sue parole iniziali hanno dato subito la misura del confronto: “Il contributo delle donne non è una concessione, ma un valore aggiunto per la democrazia. E l’educazione affettiva non è un dettaglio: è prevenzione culturale, sanitaria, sociale”. Nel giorno dedicato alla lotta contro l’AIDS, Li Calzi ha ricordato come parlare di affettività significhi anche parlare di salute pubblica, responsabilità e consapevolezza.
Il primo intervento istituzionale è stato affidato a Francesco Sammaritano, Segretario Generale del COPPEM, che ha subito ampliato lo sguardo oltre i confini regionali: “I diritti delle donne sono diritti umani nel loro significato più alto. Senza la loro protezione non esiste democrazia, non esiste civiltà, non esiste progresso”.
Sammaritano ha richiamato l’urgenza della doppia preferenza di genere, ricordando che la Sicilia è ancora l’unica regione a non averla introdotta. E ha sottolineato un punto cruciale: “Le coscienze non si formano nei tribunali, ma nelle scuole. Ogni amministrazione dovrebbe investire con continuità nell’educazione”.
Poi lo sguardo si è spostato sul Mediterraneo: “A poche miglia da noi la condizione femminile è ancora drammatica. La cooperazione non è un optional: è un dovere”.
Un passaggio è stato dedicato alla memoria delle donne che hanno segnato il percorso dei diritti, come Angela Bottari: fili di storia che non devono spezzarsi.
Daniela Ferrara, presidente di Zonta Club Palermo Zyz, ha portato la prospettiva internazionale di un’organizzazione con status consultivo presso le Nazioni Unite. “L’indipendenza economica, l’istruzione e la prevenzione sono i pilastri dell’emancipazione femminile,” ha ricordato, sottolineando che l’Italia è uno degli otto Paesi europei sprovvisti di un quadro organico sull’educazione sessuale e affettiva. “È un vuoto che crea vulnerabilità. E senza autonomia economica nessuna donna può dirsi realmente libera”.
A seguire, Simona Silvestro, responsabile Parità di Genere del COPPEM, ha riportato l’incontro dentro il perimetro dei 16 Giorni di Attivismo con un intervento nitido e diretto: “La campagna UNiTE è semplice nelle procedure, ma profondissima nei contenuti. Richiede partecipazione, responsabilità, comunità. Nessun territorio è davvero al sicuro dalla disparità o dalla violenza di genere”. Silvestro ha indicato tre priorità operative: educazione affettiva, doppia preferenza di genere, cooperazione euro-mediterranea. Non slogan, ma strumenti concreti.
Subito dopo è stato trasmesso il videomessaggio del deputato regionale Marco Intravaia (Forza Italia), impossibilitato a partecipare. Il suo intervento ha introdotto un punto di vista diverso ma molto netto: “L’uguaglianza di genere è la sfida epocale del nostro tempo. Da essa passa la fine del femminicidio”. Intravaia ha definito superate le quote di genere, auspicando liste elettorali composte al 50% da uomini e donne. E ha insistito sulla formazione: “Il cambiamento culturale nasce nelle famiglie e nelle scuole. I bambini devono imparare da subito che non esistono ruoli destinati alla nascita”.
Il confronto è poi proseguito con Paola Catania, avvocata, past president e consigliera nazionale A.N.D.E., che ha tenuto uno degli interventi più densi dell’intero pomeriggio. “La nostra tenacia non verrà meno” ha esordito. “Continueremo a spingere per la doppia preferenza. Non abbiamo ancora ottenuto il risultato, ma siamo riuscite a bloccare ogni tentativo di arretramento”. La sua riflessione più incisiva è stata sul senso della rappresentanza: “Non è una gara in cui le donne partono cento metri avanti. È democrazia: pluralità di punti di vista. Lo dimostra la legge Golfo-Mosca: dove c’è diversità, le organizzazioni funzionano meglio”. Catania ha ricordato gli 80 anni di A.N.D.E., ha denunciato la scarsa affluenza al voto nel Sud e ha rivendicato la necessità di un’educazione ai diritti, giuridica ed economica, come base della libertà femminile.
Il dibattito parlamentare è entrato nel vivo con Valentina Chinnici, deputata del Partito Democratico, che ha parlato con un linguaggio diretto: “Senza la pressione della società civile, qui dentro non cambia nulla. Ogni giorno ci scontriamo con un muro di gomma”.
Chinnici ha ricordato il tentativo – poi respinto – di abbassare al 20% la rappresentanza femminile nelle giunte, definendolo “una proposta indecente”, e lo stallo del DDL sulla doppia preferenza, fermo da tre anni senza essere calendarizzato. Sul tema dell’educazione affettiva ha lanciato un monito: “La scuola non è taumaturgica. Servono formazione, competenze e reti territoriali. Non bastano iniziative spot”.
A chiudere il ciclo degli interventi è stata Cristina Ciminnisi, deputata del MoVimento 5 Stelle, che ha rovesciato il paradigma della discussione: “La violenza di genere non è un problema delle donne. È un problema degli uomini, ed è la loro cultura che deve cambiare”.
Ha ricordato che in Assemblea siedono 14 donne su 70, e nessuna presiede una commissione legislativa: “Il soffitto di cristallo non si è incrinato”. Ciminnisi ha illustrato il DDL sull’educazione affettiva presentato dal M5S dopo il femminicidio di Marisa Leo, frutto di un lavoro condiviso con il PD:
“Non abbiamo cercato bandierine. Abbiamo cercato una legge utile”.
E ha concluso con un’immagine forte: “I ragazzi ci chiedono educazione affettiva perché cercano risposte e le trovano nei luoghi sbagliati del web. O lo facciamo noi con competenza, o lo farà internet”.
La sala ha ascoltato, reagito, riflettuto.
Senza superficialità, senza automatismi, senza resa.
Per un pomeriggio, nella Sala Pio La Torre, la politica ha fatto ciò che dovrebbe fare sempre: guardare la realtà, chiamarla per nome e assumersene la responsabilità.