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Il coraggio di chi porta speranza a Gaza ferito da un Mediterraneo violato.

La Global Sumud Flotilla, salpata con un carico di pace e di speranza per chi vive sotto assedio, è stata colpita con violenza. Il COPPEM, nella sua costante azione a favore del dialogo e della cooperazione nel Mediterraneo, richiama la coscienza collettiva affinché il Mediterraneo resti mare di dialogo e non di sopraffazione.
Droni, bombe sonore e spray urticanti hanno colpito undici imbarcazioni a sud di Creta, mettendo a rischio la sicurezza dei partecipanti. In questo quadro, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha condannato gli episodi e annunciato l’invio di una seconda nave italiana, l’Alpino, a supporto della fregata Frasan, per garantire eventuale assistenza ai connazionali diretti verso Gaza. In Parlamento ha ribadito che l’Italia non intende schierare navi militari contro Israele, pur riconoscendo che “il clima è preoccupante”.
Ma fino a quando questa linea potrà reggere di fronte all’escalation degli eventi?
La Global Sumud Flotilla è un progetto civile, non violento e apartitico, volto a sostenere la popolazione di Gaza e a portare all’attenzione internazionale, in modo pacifico ma urgente, la drammatica condizione dei civili intrappolati sotto assedio. Il termine “Sumud”, che in arabo significa resilienza, racchiude lo spirito dei partecipanti: rendere visibile la sofferenza estrema di chi è confinato senza possibilità di fuga sicura.
Questa iniziativa civile e pacifica rappresenta un atto di coraggio da parte di donne e uomini che hanno deciso di attraversare il mare per testimoniare la necessità di un cambiamento e per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sui diritti negati e sulla sofferenza di intere comunità. Attraverso la loro azione, hanno esercitato in modo concreto la libertà di espressione e di manifestazione, dimostrando che il mare può diventare luogo di dialogo e non di divisione.
Il diritto del mare sancisce la libera navigazione e la protezione della vita umana: principi fondamentali che devono essere garantiti a tutti. Gli attacchi con droni contro imbarcazioni civili violano tali principi e costituiscono un atto inaccettabile che mette in pericolo vite innocenti, minando la sicurezza e la fiducia tra i popoli. Il COPPEM condanna con fermezza questi atti e ribadisce che il Mediterraneo deve restare uno spazio sicuro e rispettoso del diritto internazionale, dove la vita di tutti — civili, rifugiati e migranti — sia protetta e i principi umanitari non vengano mai violati. Non si tratta di una posizione politica, ma di un richiamo alla coscienza universale: di fronte alla morte di civili innocenti — bambini, donne e uomini — nessuna neutralità è possibile. Ogni vita perduta pesa e peserà sulla coscienza di tutti, e il silenzio di fronte a tale tragedia equivale a una complicità morale che la storia non potrà giustificare.

Già un mese fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva confermato per la prima volta la presenza di una carestia nella Striscia di Gaza, con oltre 500.000 persone intrappolate in condizioni di fame estrema, caratterizzate da denutrizione grave, miseria e “morti evitabili” (WHO). Le scorte di cibo sono quasi esaurite e le strutture sanitarie sono al collasso, con gravi carenze di medicinali, carburante e acqua potabile (The Guardian).
Inoltre, l’occupazione militare e le restrizioni imposte hanno reso quasi impossibile l’ingresso di aiuti umanitari, con la maggior parte dei convogli delle Nazioni Unite che non raggiungono le destinazioni a causa di saccheggi e ostacoli logistici (Oxfam America) .
La popolazione civile di Gaza è inerme senza accesso a risorse fondamentali per la sopravvivenza, sotto lo sguardo del mondo che resta immobile Ogni movimento espone a pericoli mortali, e allo stesso tempo è impossibile sfuggire al pericolo: bambini, donne e uomini sono completamente intrappolati, in gran parte privi delle necessità più elementari per sopravvivere.
In questo scenario, la comunità internazionale è chiamata a intervenire con urgenza per fermare la sofferenza e garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali. Ogni giorno che passa senza un cessate il fuoco contribuisce a questa tragedia umanitaria senza precedenti.