Il nuovo Patto per il Mediterraneo e il ruolo dei poteri locali al centro del confronto di Palermo
Il COPPEM parteciperà alla 16ª Sessione Plenaria dell’Assemblea Regionale e Locale Euro-Mediterranea (ARLEM), in programma il 6 e 7 novembre 2025 al Palazzo dei Normanni di Palermo. ARLEM, istituita dal Comitato Europeo delle Regioni insieme ai partner mediterranei, è l’assemblea che riunisce sindaci, presidenti di regione e rappresentanti locali delle due sponde per portare la voce dei territori dentro il dialogo euro-mediterraneo.
Questa partecipazione nasce in continuità con quanto emerso dal confronto dei membri del COPPEM durante l’ultima Assemblea generale, in cui il focus centrale è stato proprio il nuovo Patto per il Mediterraneo: l’iniziativa che la Commissione Europea presenterà in autunno attraverso la nuova Direzione Generale per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo (DG MENA). Non un documento in più, ma un quadro strategico che intende ridefinire le relazioni con il Vicinato Sud, costruendo un’agenda fondata su prosperità, sicurezza e resilienza.
Per il COPPEM, nato venticinque anni fa per dare voce ai poteri locali del Mediterraneo, questa prospettiva europea rappresenta un’occasione di convergenza. «Il nostro segreto – ha ricordato il segretario generale Francesco Sammaritano – è che qui non ci fermiamo agli aspetti politici o alle tensioni geopolitiche. Da noi contano le relazioni di amicizia, di stima e di lealtà. È questo che ci permette, dopo venticinque anni, di essere ancora qui a costruire progetti e a pensare al futuro».
Durante l’Assemblea è emerso un concetto chiave: il ruolo dei poteri locali. Se il Patto dell’UE parla di investimenti, energia, trasporti, migrazione e sicurezza, è nelle città, nei comuni, nei governatorati che queste politiche diventano realtà. «Noi sindaci – ha detto uno dei delegati collegati – siamo i primi a vedere le conseguenze delle grandi crisi e siamo i primi a dover dare risposte ai cittadini. Ecco perché è fondamentale che il Patto europeo ci includa davvero, perché senza il livello locale resterà solo carta».
Il dibattito non ha ignorato i nodi più drammatici dell’attualità. Sammaritano ha parlato con parole nette del conflitto in Medio Oriente: «Vedete ciò che è successo il 7 ottobre non è giustificabile, è stato un atto criminale. Ma non possiamo neppure accettare ciò che sta accadendo a Gaza. Non si stanno colpendo i membri di Hamas, ma civili inermi, donne e bambini. Uccidere un bambino a Gaza è come uccidere l’umanità intera. Su questo la comunità internazionale non può limitarsi a comunicati, deve agire con fermezza». Un intervento che ha trovato eco tra i delegati: «Se parliamo di sviluppo, se parliamo di cooperazione, dobbiamo mettere la pace come prima condizione», ha aggiunto un sindaco portoghese.
Accanto alla pace, il tema della legalità ha trovato ampio spazio. «Qualche anno fa il COPPEM – ha ricordato Sammaritano – ha promosso un incontro a Palermo tra magistrati arabi ed europei per discutere delle connessioni tra terrorismo e criminalità organizzata. Quelle connessioni oggi sono ancora più forti: basti pensare al mercato delle droghe sintetiche, al fentanil, che sta devastando i nostri giovani. È una strage silenziosa di cui si parla poco, ma che attraversa le nostre città e i nostri territori». Anche in questo, il Patto dell’UE sembra convergere: lotta al terrorismo, alla criminalità transnazionale e alle reti che destabilizzano le società.
Molti interventi hanno insistito sulla dimensione ambientale. Il Mediterraneo è un mare fragile, tra i più inquinati al mondo, ma anche un bacino di opportunità se si investe su energie rinnovabili, agricoltura sostenibile e tutela delle risorse naturali. «Un Mediterraneo più verde e resiliente – ha sottolineato una rappresentante maltese – significa anche più posti di lavoro, significa dare speranza ai nostri giovani».
Proprio i giovani sono stati al centro del dibattito. L’idea di un Erasmus euromediterraneo, capace di estendere gli scambi culturali e formativi oltre i confini dell’UE, è stata accolta con entusiasmo. «Se vogliamo davvero costruire un futuro comune – ha detto un sindaco giordano – dobbiamo far viaggiare i nostri ragazzi, metterli in contatto, permettere loro di conoscersi. Perché i muri si abbattono con l’amicizia e la conoscenza reciproca».
Il COPPEM ha ricordato anche il lavoro in corso con la Lega degli Stati Arabi per ratificare un accordo di cooperazione che rafforzi il suo ruolo di mediatore tra realtà locali europee, mediorientali, nordafricane e del Golfo Persico. «La nostra storia e la nostra geografia – ha detto Sammaritano – ci impongono di essere protagonisti. La Sicilia, ente fondatore del COPPEM, è da sempre ponte naturale tra Europa e mondo arabo, e continuerà ad esserlo. Vogliamo costruire ponti, non muri».
Dal dibattito è emerso un filo conduttore comune: il Mediterraneo non è solo un mare, è un’anima condivisa. Un’anima che oggi, tra conflitti e instabilità, chiede di tornare al centro della politica internazionale. Il Nuovo Patto dell’Unione Europea e l’esperienza del COPPEM possono intrecciarsi in questa direzione: l’uno fornendo il quadro strategico, l’altro la forza delle comunità locali. Perché il futuro della regione non si deciderà soltanto nei palazzi della diplomazia, ma nella capacità di città, regioni e territori di tradurre visioni in progetti, e dichiarazioni in cooperazione reale e quotidiana.