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Nel silenzio delle istituzioni, il COPPEM costruisce ponti di pace tra le sponde del Mediterraneo

Il mondo è attraversato da crisi profonde. La guerra in Ucraina continua senza una vera prospettiva di pace. Gaza resta ostaggio della violenza e dell’impotenza diplomatica. In Libia, nel Caucaso, in diversi angoli del Mediterraneo orientale, le tensioni restano alte.
E l’Europa?
Parla poco. Decide tardi. Agisce meno. A fronte di conflitti sempre più vicini, la risposta europea sembra spesso paralizzata: dichiarazioni di principio senza seguito, vertici senza coraggio, strategie che non incidono.
In questa immobilità, esiste però un’altra Europa. Quella dei territori. Delle città. Delle regioni che ogni giorno, lontano dai riflettori, operano per costruire relazioni, scambi, coesione.
Ed è questa l’Europa in cui lavora il COPPEM, Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo, con sede a Palermo. Un’organizzazione che da anni si occupa di promuovere la pace e la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo, grazie al sostegno della Regione Siciliana, che ne finanzia le attività.
Mentre le grandi istituzioni faticano a trovare una voce comune, il COPPEM lavora con quella voce plurale che nasce dai territori. Coinvolge comuni, province, regioni e soggetti della società civile in progetti che mettono al centro il dialogo e la cooperazione. Non si limita a denunciare il conflitto: costruisce alternative. Non si limita a osservare le fratture del Mediterraneo: propone cuciture reali.
Negli anni, ha promosso e facilitato gemellaggi istituzionali, collaborazioni culturali e progetti formativi con partner di Palestina, Tunisia, Marocco, Egitto. Ha sostenuto iniziative di dialogo interreligioso, educazione alla pace e partecipazione giovanile. Ha favorito percorsi condivisi sulla gestione delle risorse, sull’energia sostenibile, sulla transizione digitale e ambientale. Dove l’Europa si muove con lentezza, il COPPEM agisce con intelligenza operativa, creando reti, opportunità, contatti duraturi.
Le sue attività sono pensate per essere scalabili e concrete. Organizza forum internazionali, conferenze sul ruolo dei poteri locali nei contesti di crisi, workshop tecnici su progetti di governance urbana, mobilità, inclusione. L’impegno per la parità di genere è parte integrante di questa visione. Convinto che non possa esserci pace né sviluppo senza la piena partecipazione delle donne, il COPPEM sostiene programmi di inclusione, valorizza il ruolo delle amministratrici locali e promuove politiche di equità in tutta l’area euromediterranea. Dai workshop sull’inclusione urbana alle conferenze internazionali, dagli scambi culturali ai programmi educativi per i giovani, la prospettiva di genere è sempre presente come principio guida. Il Comitato, in qualità di capofila del progetto, ha guidato la stesura e la diffusione della Carta Euromediterranea per l’Uguaglianza tra Donne e Uomini nella vita locale, documento che impegna gli enti territoriali ad adottare politiche concrete di parità e pari opportunità. La Carta non è un manifesto simbolico, ma uno strumento operativo che traduce i valori di giustizia ed equità in azioni amministrative, progetti e pratiche quotidiane. Per il COPPEM, infatti, la parità non è un obiettivo a margine, ma una condizione necessaria per rafforzare la democrazia, lo sviluppo sostenibile e la convivenza pacifica. Perché, come afferma il Comitato, “se la parità emerge, la società respira”.
Collabora con reti europee e mediterranee come ARLEM, UCLG Africa, MedCities, per condividere buone pratiche e allargare la portata delle proprie azioni.

Tutto questo è possibile grazie al sostegno della Regione Siciliana, che finanzia il COPPEM riconoscendo nella sua azione un investimento politico, culturale e strategico. La Sicilia, da sempre terra di attraversamenti, è oggi un nodo essenziale del futuro euromediterraneo. Non solo per la sua posizione geografica, ma per la sua identità storica e politica. In un momento in cui l’Europa tende a chiudersi, la Sicilia, attraverso il COPPEM, sceglie di aprire. Di agire. Di unire.
La Regione Siciliana ha compreso che la cooperazione internazionale non è una competenza distante, ma una leva per incidere sul presente. Finanziando le attività del COPPEM, non fa beneficenza ma costruisce visione. Mette a disposizione risorse perché sa che i confini oggi non sono solo fisici, ma culturali, sociali, mentali. E che la sfida della pace si gioca nei territori, non solo nei palazzi.
Il contesto internazionale, intanto, peggiora. L’assenza di un’agenda europea chiara sulle guerre in corso, e sulle loro cause, alimenta sfiducia. La dipendenza energetica, le crisi migratorie, la polarizzazione politica sono sintomi di un sistema che fatica a rigenerarsi. In questo vuoto, la voce dei territori diventa indispensabile.
Il COPPEM non si presenta come alternativa agli stati, ma come risorsa. Non chiede deleghe, ma spazi di azione condivisi. La sua esperienza dimostra che è possibile fare cooperazione vera, misurabile, concreta e che la pace non è un concetto astratto ma una costruzione quotidiana fatta di relazioni, ascolto, formazione, mobilità, progettazione.
Palermo, oggi, è una delle poche capitali simboliche della pace nel Mediterraneo. Non perché vi si tengano conferenze, ma perché da qui partono proposte operative. Perché da qui si tende la mano, si costruiscono reti, si genera fiducia.
In un tempo segnato da guerre e silenzi, il COPPEM rappresenta una voce coerente, un’azione continua, una visione chiara. E in un’Europa che troppo spesso si rifugia nell’immobilismo, il Mediterraneo, attraverso le città, i territori e la Sicilia, può tornare a essere non una zona di crisi, ma una forza generatrice di pace.