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Siccità e rischio sismico al centro del confronto euromediterraneo del COPPEM – Webinar del 17 dicembre

Le grandi sfide ambientali che attraversano oggi il Mediterraneo non appartengono più a un orizzonte futuro, ma incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità locali. Rischio sismico, crisi idrica, siccità prolungata e fragilità infrastrutturali rappresentano ormai una condizione strutturale per molte città e regioni euromediterranee. È in questo contesto che si è svolto l’incontro EUROMED CONVERSATIONS – Conversazioni Euromediterranee, promosso dal COPPEM, come spazio di confronto tra autorità locali, istituzioni regionali, università e centri di ricerca.
I lavori sono stati aperti dal Segretario Generale del COPPEM, Francesco Sammaritano, che ha richiamato con forza la responsabilità dei territori e delle istituzioni locali in una fase storica segnata da crisi ambientali sempre più complesse. Nel suo intervento, Sammaritano ha sottolineato come il Mediterraneo stia vivendo una stagione di profonde trasformazioni, in cui cambiamenti climatici, disastri naturali e fragilità sociali mettono alla prova la tenuta delle comunità. Ha ricordato la partecipazione del COPPEM alla sessione plenaria dell’ARLEM a Palermo, evidenziando come il Patto per il Mediterraneo, ratificato dall’Unione Europea, rischi di restare una dichiarazione di buone intenzioni se non sarà accompagnato da un’applicazione concreta e da risorse finanziarie certe. In assenza di un impegno reale, ha osservato, il rischio è quello di ripetere l’esperienza del Processo di Barcellona del 1995, partito con grandi aspettative e poi progressivamente svuotato. Il ruolo del COPPEM, ha ribadito, è quello di rappresentare le esigenze reali dei comuni e delle regioni e sollecitare le istituzioni euro-mediterranee a tradurre gli impegni politici in strumenti operativi a beneficio dei territori. I lavori sono stati moderati con competenza e grande equilibrio da Ilia Mazzone, responsabile per le Relazioni Internazionali e la Pace del COPPEM, che ha accompagnato il confronto garantendo continuità tra i diversi interventi, valorizzando il dialogo tra istituzioni, mondo accademico e autorità locali e mantenendo costantemente il focus sugli obiettivi concreti dell’incontro. Una moderazione attenta, capace di coniugare visione internazionale e attenzione alle istanze dei territori, in piena coerenza con la missione del COPPEM.

L’introduzione al primo tema, dedicato alla gestione dell’impatto dei terremoti sulle comunità locali e regionali, è stata affidata a Giuseppe Aiello, dell’Università di Palermo, che ha richiamato il valore della conoscenza scientifica come supporto alle politiche pubbliche, soprattutto in contesti ad alta vulnerabilità sismica.
Sul piano operativo è intervenuto Salvatore Cocina, Direttore Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana, che ha offerto una lettura chiara del rischio sismico nel Mediterraneo, ricordando come il terremoto non sia eliminabile, ma possa essere mitigato attraverso politiche di prevenzione strutturale e non strutturale. Cocina ha sottolineato l’importanza della pianificazione, della microzonazione sismica e della preparazione all’emergenza, evidenziando le criticità specifiche dei territori insulari, dove nelle prime 24–48 ore dopo un evento catastrofico si può contare quasi esclusivamente sulle risorse interne. Da qui la necessità di rafforzare i meccanismi di mutuo soccorso euro-mediterranei.
Dal contesto turco è arrivata la testimonianza di Kemal Çeber, Governatore di Gaziantep, che ha richiamato l’esperienza dei recenti terremoti in Turchia e l’importanza di un coordinamento efficace tra autorità locali, strutture statali e popolazione, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’evento.

Nella foto incontro online del COPPEM con rappresentanti istituzionali e accademici dell’area euro-mediterranea.

 

Uno sguardo dal Nord Africa è stato offerto da Hassan Tarik, dell’Associazione Marocchina dei Presidenti dei Consigli Comunali, che ha ricostruito la risposta istituzionale e territoriale al sisma che ha colpito il Marocco nel 2023, mettendo in evidenza il ruolo centrale dei comuni nella gestione dell’emergenza, nel sostegno alle popolazioni colpite e nei processi di ricostruzione.
L’approccio scientifico è stato approfondito da Spyridon Mavroulis, dell’Università Nazionale Capodistriana di Atene, che ha illustrato le analogie tra la sismicità greca e quella del Mediterraneo orientale, soffermandosi anche sul rischio tsunami e sulle esercitazioni su larga scala realizzate negli ultimi anni, come quella condotta a Creta nel 2024, che ha coinvolto autorità, università e cittadini.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla crisi idrica nelle città e nelle aree rurali euromediterranee, introdotta da Zafer Aslan, della Istanbul Aydin University. Aslan ha presentato scenari climatici basati su modelli avanzati, evidenziando l’aumento delle temperature, la riduzione delle precipitazioni e la crescente pressione sulle risorse idriche in tutta l’area mediterranea, sottolineando l’importanza della digitalizzazione, dell’analisi dei dati e della cooperazione scientifica.
Sul fronte della gestione amministrativa e infrastrutturale è intervenuto Arturo Vallone, Direttore Generale del Dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana, che ha richiamato il legame tra crisi idrica, gestione delle reti, rifiuti ed economia circolare, evidenziando la necessità di politiche integrate e coordinate tra i diversi livelli istituzionali.
Dal punto di vista delle autorità locali insulari, Pieris Gypsiotis, Sindaco di Lefkoniko a Cipro, ha sottolineato come la crisi idrica rappresenti una priorità assoluta per i comuni mediterranei, illustrando le soluzioni adottate in un contesto insulare, dalla desalinizzazione al riutilizzo delle acque reflue, ribadendo che l’acqua non ha confini e che la risposta deve essere necessariamente condivisa.
La testimonianza dal Mezzogiorno d’Italia è arrivata da Francesco Miccichè, Sindaco di Agrigento, che ha raccontato le difficoltà legate a reti idriche obsolete, a forti dispersioni e a turnazioni prolungate, ma anche gli interventi finalmente avviati per la sostituzione delle infrastrutture e per garantire l’approvvigionamento idrico alla popolazione nelle fasi più critiche.
Nel corso degli interventi dei membri del COPPEM è emersa con chiarezza una parola chiave che ha attraversato l’intero confronto: collaborazione. Collaborazione tra territori, tra autorità locali e istituzioni regionali, tra mondo scientifico e decisori politici, come unica risposta possibile a sfide che non conoscono confini nazionali.
In chiusura dei lavori, il Segretario Generale Francesco Sammaritano ha ribadito la necessità di dare continuità al percorso avviato, trasformando il confronto in progettualità concrete e in iniziative condivise, da portare all’attenzione dell’ARLEM, dell’Unione Europea e della Lega degli Stati Arabi. L’obiettivo, ha concluso, è costruire risposte reali ai bisogni dei territori e contribuire a un Mediterraneo più resiliente, solidale e sostenibile, partendo dalle comunità locali.  In chiusura, al webinar hanno preso parte anche membri del COPPEM provenienti da diversi territori del Mediterraneo. Tra questi, Amine Sbia (Algeria) ha sottolineato come le sfide legate alla siccità, alla crisi idrica e al rischio sismico non possano più essere affrontate in modo settoriale, ma richiedano un approccio integrato fondato sulla cooperazione tra enti locali, comunità scientifica e sistemi di protezione civile, con azioni concrete e adattate alle specificità dei territori.