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Dalla consultazione MENA al futuro GAP4: più ruolo ai territori, sostegno alle organizzazioni locali e maggiore protezione per donne e attiviste.

Il COPPEM ha partecipato alla consultazione regionale MENA, dedicata ai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, promossa nell’ambito del percorso avviato dalla Commissione europea per la costruzione del nuovo Gender Action Plan IV – GAP4. Un confronto che guarda al periodo 2028-2034 e che punta a ridefinire strumenti, priorità e modalità di intervento dell’Unione europea sui temi della parità di genere e dell’empowerment femminile.
La consultazione si inserisce nel passaggio dal GAP III, attualmente in vigore fino al 2027, al nuovo piano che dovrà accompagnare la futura azione esterna dell’Unione. La Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno avviato un percorso di ascolto rivolto non soltanto alle istituzioni, ma anche alle organizzazioni della società civile, ai movimenti per i diritti delle donne, alle reti regionali e alle associazioni di autorità locali e regionali.
È proprio in questo quadro che si colloca la partecipazione del COPPEM, chiamato a portare nel dibattito la prospettiva dei territori e delle autonomie locali dello spazio euro-mediterraneo.
Il confronto ha fatto emergere alcuni risultati già raggiunti con il GAP III, ma anche limiti e criticità che il nuovo piano dovrà affrontare. Secondo i dati presentati durante la consultazione, una quota molto rilevante delle azioni esterne dell’UE è oggi considerata sensibile alla dimensione di genere, mentre numerose Delegazioni europee hanno già avviato dialoghi politici di alto livello sui temi della parità e dell’agenda Donne, Pace e Sicurezza.
Accanto ai progressi, però, resta aperta una questione decisiva: come trasformare gli obiettivi europei in politiche realmente accessibili e utili nei territori.
Uno dei temi più discussi riguarda infatti il rapporto tra Unione europea e società civile. Le organizzazioni più piccole, soprattutto quelle radicate nelle comunità locali, continuano spesso a incontrare difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. Procedure complesse, requisiti amministrativi e capacità economiche richieste finiscono per privilegiare le realtà più strutturate, mentre proprio le associazioni più vicine ai territori rischiano di rimanere ai margini.
Da qui la richiesta emersa nel confronto di costruire, con il GAP4, strumenti più flessibili, capaci di sostenere non soltanto singoli progetti ma anche la crescita e la continuità delle organizzazioni locali, dei gruppi rurali, delle realtà giovanili e delle associazioni guidate da donne.
La consultazione ha posto grande attenzione anche alle fasce più esposte alle disuguaglianze: donne con disabilità, donne sfollate a causa dei conflitti, comunità marginalizzate e soggetti che vivono in contesti caratterizzati da povertà, fragilità istituzionale o riduzione degli spazi di partecipazione civica.

Il documento preparatorio della Commissione invita esplicitamente a considerare questi elementi, insieme alle discriminazioni multiple legate all’età, alla condizione economica, alla provenienza geografica e alle situazioni di conflitto.

Particolarmente delicato il tema della protezione delle attiviste, delle giornaliste e delle difensore dei diritti umani che operano in Paesi nei quali l’impegno per i diritti può comportare rischi personali molto elevati.

Durante il confronto è emersa la necessità di immaginare forme di sostegno più sicure, anche attraverso canali di finanziamento e comunicazione discreti, soprattutto nei contesti più fragili. La stessa organizzazione della consultazione ha previsto principi di riservatezza, protezione e “do no harm”, con la possibilità di anonimizzare esempi e contributi quando la loro divulgazione possa mettere a rischio persone o organizzazioni.

Un altro nodo riguarda il funzionamento delle Delegazioni dell’Unione europea e il ruolo dei Gender Focal Points, chiamati a tradurre concretamente gli obiettivi europei nei diversi contesti nazionali. La richiesta è che queste figure dispongano di risorse, competenze e strumenti adeguati e che la responsabilità sulle politiche di genere non diventi semplicemente un compito aggiuntivo all’interno di strutture già sovraccariche.

Al centro del dibattito anche i Country Level Implementation Plans, i cosiddetti CLIP, attraverso i quali le priorità del piano europeo vengono declinate nei singoli Paesi. La Commissione ha chiesto ai partecipanti come rendere questi strumenti più accessibili, conosciuti e partecipati e come coinvolgere in maniera più sistematica società civile e autorità locali nella programmazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche.

Il messaggio emerso dalla consultazione MENA è però più ampio. L’Unione europea non viene chiamata soltanto a finanziare interventi, ma anche a utilizzare con maggiore efficacia il proprio peso politico e diplomatico.

Questo significa favorire il dialogo tra governi, istituzioni locali e società civile, sostenere le organizzazioni che difendono i diritti, accompagnare la costruzione di politiche pubbliche nazionali e intervenire quando lo spazio civico e i diritti delle donne vengono progressivamente ridotti.

È un’impostazione particolarmente significativa nello spazio mediterraneo, dove le disuguaglianze di genere si intrecciano spesso con conflitti, migrazioni, crisi economiche, instabilità politica e profonde differenze territoriali.

Ed è proprio su questo terreno che il ruolo degli enti locali e regionali acquista una rilevanza particolare. Molte delle politiche che incidono concretamente sulla vita delle donne – dai servizi sociali ai centri di ascolto, dalla formazione alle politiche del lavoro, dall’accoglienza alla partecipazione civica – vengono infatti attuate o coordinate a livello territoriale.

Per il COPPEM, presente nel confronto in rappresentanza di una dimensione euro-mediterranea fondata sulla cooperazione tra territori, la consultazione ha rappresentato quindi un momento importante per ribadire la necessità di avvicinare sempre di più le politiche europee alle realtà locali.

Le indicazioni raccolte durante le consultazioni regionali confluiranno ora nel processo di preparazione del nuovo GAP4. La Commissione europea prevede infatti la redazione di un rapporto di sintesi con le principali conclusioni e le raccomandazioni emerse dai diversi contesti regionali.

La sfida, nei prossimi anni, sarà trasformare il confronto in strumenti concreti: rendere più semplice l’accesso ai finanziamenti, dare maggiore voce alle organizzazioni locali, proteggere chi opera nei contesti più difficili e rafforzare il ruolo delle istituzioni territoriali.

Perché la parità di genere, nello spazio euro-mediterraneo, non è soltanto una questione di principi. È una delle condizioni essenziali per costruire società più inclusive, più stabili e capaci di affrontare le trasformazioni sociali e politiche che attraversano entrambe le sponde del Mediterraneo.