Delegazioni da oltre quindici Paesi riunite a Palazzo dei Normanni per la sedicesima plenaria dell’ARLEM. Acqua, migrazioni, resilienza e giovani al centro dei lavori. Il COPPEM porta la voce dei territori nel nuovo quadro di cooperazione mediterranea.
La sedicesima sessione plenaria dell’Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM), ospitata per la prima volta a Palermo il 6 e 7 novembre a Palazzo dei Normanni, ha rappresentato un passaggio decisivo per la cooperazione multilivello nel Mediterraneo. Per due giorni, la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana si è trasformata nel cuore politico del Mare Nostrum, accogliendo delegazioni provenienti da oltre quindici Paesi, amministratori locali, presidenti di assemblee regionali, rappresentanti europei, governatori, sindaci e membri delle principali reti territoriali del Mediterraneo. Una due giorni ricca e complessa, in cui i temi della crisi idrica, dei flussi migratori, della resilienza territoriale, dell’economia sostenibile e della giovane imprenditoria hanno trovato uno spazio comune, delineando l’urgenza di nuovi strumenti di cooperazione tra le sponde in una fase storica segnata da instabilità e profonde trasformazioni. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, che ha accolto le delegazioni con un intervento dal forte valore politico e simbolico. «In un momento ancora segnato dalla crisi israelo-palestinese – ha dichiarato – accogliamo qui in Sicilia i rappresentanti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo. È un segnale di grande valore simbolico e politico che conferma l’importanza della nostra Isola quale crocevia di dialogo, cooperazione e pace». Galvagno ha poi richiamato con forza le criticità vissute dalla Sicilia, che si trova a fronteggiare simultaneamente una crisi idrica senza precedenti e la continua pressione migratoria sulle sue coste. «La Sicilia non può essere lasciata da sola a prendersi carico dei problemi. Serve condivisione da parte di tutti. La nostra è una terra agricola, con una vocazione produttiva che risente profondamente della siccità. Così come sui flussi migratori, siamo un popolo accogliente, ma abbiamo bisogno di strumenti adeguati e di una cooperazione vera». Ha quindi sottolineato il significato della scelta di Palermo: «Mentre c’è chi non fa altro che parlare, noi abbiamo organizzato un evento di caratura internazionale in un momento molto delicato per far cooperare tutti i Paesi del Mediterraneo. È un motivo di orgoglio ospitare la plenaria dell’Arlem per la prima volta in Sicilia e confidiamo che il lavoro con la Commissaria Dubravka Suica e i co-presidenti possa trasformarsi in azioni concrete».
Nel quadro degli interventi istituzionali, anche il COPPEM ha portato il proprio contributo attraverso il segretario generale Francesco Sammaritano, che ha inserito nel dibattito una riflessione centrata sulle reti territoriali e sulla cooperazione decentrata. Sammaritano ha sottolineato come i territori – città, e regioni – rappresentino attori fondamentali nella costruzione di soluzioni condivise alle sfide mediterranee, grazie alla loro prossimità ai fenomeni e alla loro capacità di incidere sulla vita quotidiana delle comunità. Richiamando la missione storica del COPPEM, attivo da oltre vent’anni nel dialogo interterritoriale tra le tre sponde, il Segretario Generale ha rimarcato l’importanza di preservare canali di comunicazione stabili, condividere buone pratiche e costruire reti di fiducia. In una regione attraversata da conflitti, crisi umanitarie e tensioni politiche, Sammaritano ha evidenziato il valore della cooperazione basata sulla continuità e non sull’emergenza, sulla reciprocità e non sulla gerarchia, sulla responsabilità comune e non su modelli verticali.
A portare la prospettiva più direttamente legata alle politiche dell’Unione è stata la Commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, che ha espresso apprezzamento per l’accoglienza ricevuta dal presidente Galvagno e per la scelta di Palermo quale sede della plenaria: «È un onore potermi rivolgere a questa Assemblea in un palazzo così ricco di storia».
Šuica ha illustrato i contenuti del nuovo Patto per il Mediterraneo, presentato proprio in occasione della plenaria, e articolato su tre assi fondamentali. Il primo riguarda le persone, con un’attenzione specifica ai giovani, alla formazione e all’accesso alle opportunità educative. Il secondo è dedicato all’economia, con l’obiettivo di favorire investimenti europei nel Mediterraneo, in particolare nel settore delle energie rinnovabili e nelle infrastrutture necessarie a sostenere una crescita verde: «Se non adottiamo un modello economico sostenibile, il nostro mare tornerà a soffrire». Il terzo pilastro è la pace, intesa come elemento strutturale per la stabilità e lo sviluppo: «Solo con la pace può esserci una crescita davvero sostenibile», ha sottolineato, richiamando il ruolo dell’Unione nel rafforzare la resilienza di una regione attraversata da molteplici conflitti. Ha poi richiamato l’importanza della co-progettazione e della cooperazione accademica, citando come esempio virtuoso la nascente Università del Mediterraneo. A portare una visione tecnica e pragmatica è stata Arianna Censi, membro ARLEM e componente del Gruppo PES nel Comitato delle Regioni. Censi ha ribadito che la forza delle strategie europee dipende dalla capacità dei territori di programmare e gestire i fondi. Senza amministrazioni locali solide, le politiche restano astratte. Ha richiamato la necessità di semplificare l’accesso ai finanziamenti, rafforzare le strutture amministrative degli enti territoriali e affrontare la crisi idrica come una priorità assoluta. «Le soluzioni – ha sottolineato – nascono nei luoghi che vivono quotidianamente gli effetti della crisi climatica». Un contributo culturale e politico di grande intensità è arrivato dall’europarlamentare Leoluca Orlando, che ha invitato a riconsiderare radicalmente il modo in cui si guarda al Mediterraneo. Secondo Orlando, ridurre la regione alla semplice “via da Suez a Gibilterra” significa ignorare ciò che accade sulle sue sponde: tragedie, conflitti, ma anche potenzialità straordinarie. Ha criticato l’uso del termine “euromediterraneo”, definendolo un concetto superato che rischia di assumere i tratti di un neocolonialismo implicito: per lui il Mediterraneo non è un mare che divide, ma «un continente di acqua liquido che unisce». Da qui la proposta di abbandonare la parola “Euro-Mediterraneo” per tornare a parlare semplicemente di Mediterraneo, riconoscendolo come spazio politico unitario. Orlando ha richiamato poi il principio dell’interdipendenza, tratto distintivo dell’area: «Siamo tutti indipendenti, ma tutti interdipendenti. Io dipendo da lei, lei dipende da me». In questa direzione ha proposto di celebrare il 4 luglio come “Interdependence Day del Mediterraneo”, una giornata dedicata ai legami che uniscono popoli e comunità. Le riflessioni dei relatori si sono intrecciate con i tre panel tematici che hanno scandito i lavori: la nuova agenda strategica mediterranea, la resilienza idrica e la giovane imprenditoria.
Il tema dell’acqua, in particolare, ha rappresentato una delle urgenze più sentite. Delegati provenienti da territori molto diversi per estensione e condizioni climatiche hanno condiviso analisi e soluzioni: gestione dei bacini, depurazione avanzata, riuso delle acque, agricoltura resiliente, lotta alla desertificazione. Il riscaldamento del Mediterraneo, che procede più rapidamente della media globale, evidenzia l’urgenza di coordinare gli sforzi a livello regionale. La sessione dedicata alla giovane imprenditoria si è chiusa con la consegna dell’ARLEM Award, che valorizza startup e progetti innovativi nei campi dell’agritech, dell’economia circolare, della digitalizzazione e delle tecnologie sostenibili. Un riconoscimento che mira a dare voce alle nuove generazioni di imprenditori mediterranei.
Più volte nel corso dei lavori è stata richiamata la struttura dell’ARLEM: 80 membri, equamente ripartiti tra 40 rappresentanti dell’Unione Europea e 40 delegati dei Paesi partner – Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Mauritania, Marocco, Palestina, Tunisia e Turchia. Una composizione unica nel panorama istituzionale, che consente un confronto paritario e diretto tra le tre sponde.
La scelta di Palermo come sede della plenaria non ha rappresentato soltanto un’esigenza logistica, ma anche un riconoscimento simbolico. Palermo è mediterraneo per definizione: crocevia di rotte, culture, lingue e religioni, luogo in cui la storia dialoga naturalmente con la contemporaneità. Il Palazzo dei Normanni, con la sua stratificazione millenaria, ha fornito una cornice ideale per un’assemblea che ambisce a ridefinire le categorie della cooperazione mediterranea. La presenza dell’ALDA – Associazione Europea per la Democrazia Locale – ha completato il quadro istituzionale, richiamando l’importanza della partecipazione civica, del coinvolgimento delle comunità e della governance multilivello come elementi essenziali per rendere operative le strategie discusse.
Al termine dei lavori, la volontà condivisa delle delegazioni è stata quella di trasformare le analisi e le proposte in raccomandazioni operative da presentare al Comitato delle Regioni e alle istituzioni dell’UE, affinché il lavoro avviato a Palermo possa tradursi in azioni concrete. È emersa con chiarezza la consapevolezza che il Mediterraneo non è una linea di separazione, ma un tessuto politico condiviso, un insieme complesso di responsabilità comuni, vulnerabilità condivise e potenzialità straordinarie.
La plenaria ARLEM 2025 ha mostrato come la stabilità della regione passi da una governance costruita dal basso: dalle città, dalle regioni, dalle amministrazioni locali che vivono quotidianamente le sfide dell’acqua, della mobilità umana, del clima e dello sviluppo sostenibile. In questo scenario, la Sicilia ha confermato la sua vocazione di ponte naturale tra le sponde, mentre il COPPEM ha ribadito il proprio impegno nel promuovere un dialogo costante e pragmatico tra i territori. Palermo ha offerto il luogo, le delegazioni la voce, i territori la prospettiva. Ora inizia il lavoro più importante: trasformare questi due giorni in risultati tangibili per le comunità delle tre sponde.