Il Mediterraneo e il tramonto dell’umanesimo occidentale
Sotto il velo azzurro e verde smeraldo che ancora avvolge il mito mediterraneo, la traccia di una cultura comincia a sfumare. Mentre la fede nel sacro, nelle divinità e nelle credenze collettive si sposta verso la freddezza dell’algoritmo e l’egocentrismo dell’io, il panorama tra le due sponde del Mediterraneo, il mare tra le terre, si incrina lentamente. Epicentro geopolitico e culla storica desiderata dalle potenze di ogni epoca per millenni, il Mediterraneo costituisce oggi uno spazio di interesse globale che affronta sfide aperte come ferite. Le migrazioni, riflesso di una frattura Nord-Sud che continua a sanguinare, si aggravano con l’imminente entrata in vigore del Patto Europeo su Migrazione e Asilo, che ridefinisce ciò che un tempo era uno spazio di comunione economica e culturale per trasformarlo in una frontiera di sicurezza e tensione. A questo si aggiunge il battito accelerato del cambiamento climatico, in un mare che si riscalda più rapidamente del resto del pianeta, trasformando i suoi ecosistemi e la sua economia in una fonte di attrito tra i paesi rivieraschi. Mosaico di 23 nazioni, nel quale emerge il paradosso del Vaticano, lo Stato più piccolo del pianeta, che sotto la guida di Papa Francesco — la cui eredità continua a risuonare dopo il primo anniversario della sua assenza — è riuscito a formulare uno dei discorsi etici più universali e incisivi del XXI secolo.
Il suo avvertimento secondo cui viviamo già in una Terza Guerra Mondiale a pezzi riecheggia oggi tra i 126 conflitti armati e il fumo di 56 guerre attive. A quell’invito rivolto ai giovani affinché facciano casino — sinonimo di impegno sociale contro la noia del divano — dà continuità il nuovo pontefice Leone XIV, che richiama all’impegno per una pace «disarmata e disarmante» di fronte alla corsa agli armamenti fuori controllo che alimenta odio e violenza distruttiva. Lo scenario mondiale cammina sul filo del rasoio. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’area mediterranea osserva il genocidio a Gaza, l’estensione del conflitto con l’occupazione del sud del Libano e l’aggressione contro l’Iran portata avanti dall’alleanza Trump-Netanyahu. Un quadro critico in cui l’eventuale chiusura dello stretto di Hormuz a causa della guerra proietta ombre sulla stabilità mondiale. E alimenta la minaccia dell’inflazione, la peggiore tassa per le classi popolari. L’eredità di una Primavera Araba carica di speranza oggi svanisce nelle piazze di Egitto, Algeria o Marocco; solo la Tunisia conserva una tenue traccia di cambiamento. La caduta di alcuni leader non ha comportato la scomparsa dei sistemi autoritari, lasciando dietro di sé Stati falliti come Libia e Siria, vittime della brama neocoloniale.
Aggressioni che hanno fatto precipitare nel discredito istituzioni come l’ONU, l’OMS o l’UNHCR, per la fragilità e l’inerzia mostrate davanti alle violazioni sistematiche del diritto internazionale. Stiamo attraversando, come aveva previsto Edgar Morin, il passaggio da un’epoca di certezze a una «era dell’incertezza». Allo stesso tempo, la polarizzazione e i «legami liquidi» descritti da Bauman erodono le democrazie europee, mentre il discorso dell’estrema destra germoglia nella paura e nell’insicurezza sociale. L’ascesa dell’ultradestra si fonda sulla strumentalizzazione del malcontento socioeconomico, causato dalla perdita del potere d’acquisto e dalla precarietà lavorativa che hanno provocato un calo della qualità della vita delle classi lavoratrici e medie, dal rifiuto e dalla criminalizzazione dell’immigrazione, dall’euroscetticismo, dall’avversione verso le politiche di transizione ecologica o dall’attacco alle politiche femministe per l’uguaglianza. A ciò si aggiunge l’efficacia dei loro messaggi semplicistici in un contesto di crescente disaffezione verso i partiti politici tradizionali. Una frustrazione capitalizzata da forze che si presentano come alternativa con una narrativa «antisistema» e offrono soluzioni semplici e immediate a problemi strutturali complessi.
La continua deriva a destra del continente e il declino della socialdemocrazia — principale forza progressista — hanno portato a una perdita di sostegno elettorale e di seggi alle elezioni europee: 191 nel 2014, 154 nel 2019, 136 nel 2024, mentre oggi Europe Elects le attribuisce 125 seggi nel Parlamento Europeo. Il ripiegamento dell’eurozona nel PIL mondiale — dal 25% del 1990 al 14% del 2025 — rivela una delle radici di questa contemporanea nevrosi aporofobica: la tentazione di rifugiarsi in un’identità-matrioska, dove ogni frontiera finisce per trasformarsi in un muro sempre più piccolo e più cieco.
Il discorso anti-immigrazione è uno dei principali argomenti di questi partiti, che utilizzano l’arrivo dei migranti dal Sud globale per sostenere che sovraccaricano i servizi dello Stato sociale e minacciano la sicurezza e l’identità culturale. Il Mediterraneo non è più soltanto il luogo dove nacquero le grandi civiltà; è diventato lo specchio in cui l’Occidente contempla con timore il proprio esaurimento morale, dove la geografia dell’incontro è stata sostituita dall’inutile architettura della paura. Nel frattempo, le previsioni demografiche per il 2050 mostrano una marcata divergenza: una crescita forte e giovane sulla sponda sud ed est — che potrebbe raggiungere fino al 50% della popolazione, con il 47% di minori di 25 anni — contrapposta alla stagnazione e all’invecchiamento del nord, la cui stabilità demografica dipenderà esclusivamente dalla migrazione. Secondo l’osservatorio delle Nazioni Unite Plan Bleu, la sponda nord potrebbe mantenersi a 179 milioni di abitanti, mentre quella sud salirebbe a 400 milioni, concentrati nelle città costiere. Nel frattempo, dalle sabbie dorate di Tangeri fino alle rovine di Latakia, dalla luce di Antalya al vertice di Algeciras, le acque del Mare Nostrum si chiedono se la convivenza e la collaborazione siano ancora possibili oppure se siamo entrati nell’era del naufragio emotivo del collettivo. L’azzurro e lo smeraldo non sembrano più colori di speranza, ma la tinta di una nuova indifferenza: l’agnosticismo tra norme di pietra e filo spinato.