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Insediamento del Comitato Permamente per il Partenariato Euromediterraneo
Palermo, 27-28 novembre 2000

Documento finale

I membri del Comitato Permanente per il partenariato euromediterraneo, rappresentanti degli Enti territoriali, provenienti dai 27 Paesi partecipanti alla Conferenza di Barcellona del 1995, riuniti a Palermo il 27 e 28 novembre 2000, convinti dell'importanza e della necessità di stabilire una cooperazione solida e durevole tra i Comuni, le Città e le Regioni dei Paesi situati attorno al Mediterraneo, un mare che costituisce, da sempre, un'area di scambi intensi e diversificati nel campo economico, sociale, politico e culturale

• Condividono la strategia comune dell'Unione Europea, ribadita a Feira nel giugno scorso, per la regione mediterranea ed in particolare i seguenti obiettivi:

a) promuovere la democrazia, i diritti umani, il buon governo e lo Stato di diritto;
b) incoraggiare le parti ad impegnarsi nella cooperazione regionale;
c) lavorare per il consolidamento della pace nella regione, nell'integrazione economica e nella comprensione reciproca fra le società civili;
d) promuovere lo sviluppo e il rafforzamento delle istituzioni democratiche, anche fornendo sostegno a soggetti non governativi della regione.

• Manifestano il loro fermo appoggio al processo di pace in Medio Oriente, che permetta a tutti i popoli di vivere nella reciproca comprensione e cooperazione, ponendo termine, con eque soluzioni rispettose dei diritti legittimi delle parti, ad ogni forma di violenza e riprendendo i negoziati di pace sulla base delle Risoluzioni dell'ONU e si rammaricano per l'assenza obbligata dei rappresentanti della Palestina ed in particolare del Sindaco di Gaza;

• Riaffermano la stretta e inscindibile connessione tra pace, sviluppo sociale, economico e diritti umani, e la convinzione che il rafforzamento e lo sviluppo di Città, Comuni e Regioni devono essere sostenuti a tutti i livelli;

• Lamentano che dopo la Conferenza intergovernativa di Barcellona che aveva manifestato considerazione per il ruolo della società civile e degli enti locali nel dialogo euromediterraneo, non si riscontri ancora una coerente iniziativa da parte dell'Unione Europea e che gli stessi interventi e strumenti ivi previsti nel campo della cooperazione decentrata appaiano inadeguati, parziali e chiaramente insufficienti;

• Sottolineano che proprio per assicurare il successo al dialogo euromediterraneo occorrono sia una visione nuova e comune dei problemi dell'area che superi il modello tradizionale e insufficiente di aiuto alle zone meno sviluppate, sia la creazione di un partenariato effettivo non solo economico, ma umano, sociale e culturale (anche tramite i gemellaggi tra città adeguatamente sostenuti dall'Unione Europea) come strumento permanente, non attuabile senza il coinvolgimento delle Collettività territoriali con un effettivo coordinamento e potenziamento di tutti gli strumenti finanziari e organizzativi volti allo sviluppo dell'area mediterranea (INTERREG, MEDA, BEI, ecc.), anche prevedendo dei progetti pilota per lo sviluppo locale nel territorio;

• Ribadiscono che il mondo mediterraneo deve svilupparsi verso un sistema di solidarietà e di democrazia capace di superare gli ostacoli alla pace, per costruire una effettiva interdipendenza tra le sue diverse componenti e che, in tale ottica, non bastano più le relazioni bilaterali che vanno integrate in una concezione globale che abbracci tutta l'area mediterranea, la sua riva europea, del sud e del sud-est e la costa orientale dell'Adriatico;

• Plaudono alla posizione del Parlamento Europeo, che ha più volte criticato i ritardi del processo di Barcellona, invitando Commissione e Governi a dare slancio a tale processo ed esprimono il loro sostegno alle varie iniziative prese dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa;

• Dichiarano la loro soddisfazione per le istanze del Comitato delle Regioni (CdR), che richiede la "creazione di un organo regionale e locale all'interno del quadro istituzionale euromediterraneo", deplorando al tempo stesso il fatto che non si siano svolte "le riunioni previste dalla Dichiarazione di Barcellona";

• Ritengono necessarie adeguate azioni volte alla divulgazione e alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica dei Paesi di ambo le rive del Mediterraneo sugli obiettivi del partenariato euromediterraneo e che sia riconosciuto l'indispensabile ruolo dei poteri territoriali e delle loro Associazioni;

• Il Comitato si pone come obiettivo da perseguire fin d'ora l'attuazione di relazioni dirette con gli organismi competenti dell'Unione Europea al fine di ottenere sia un aumento significativo dei fondi destinati alla cooperazione decentrata sia l'adeguamento dei regolamenti e della legislazione che attualmente ostacolano o ritardano la realizzazione di progetti di cooperazione tra Città e Regioni euromediterranee;

• Consapevoli dell'importanza di avere dato origine ad un organo permanente di incontro, di elaborazione e di iniziativa politica, ritengono utile realizzare - per dare la massima forza ed incisività al ruolo dei poteri territoriali nell'ambito del partenariato euromediterraneo - ogni forma di collaborazione e di sinergie con le numerose iniziative ed istanze che su questo spazio vengono prese (Forum, Conferenze, Istituti vari, ecc);

• Il Comitato ritiene che tutti gli obiettivi sopra indicati potranno essere realizzati solo se sarà riconosciuto e sostenuto il ruolo dei Comuni, delle Città e delle Regioni, anche nelle loro forme organizzative e associative, con particolare riferimento al Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa e all'Organizzazione delle Città Arabe.






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