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Il Coppem per il dialogo interreligioso. Intervista esclusiva a Romano Prodi “Politica Mondiale e Mediterraneo” per la XXI settimana Alfonsiana

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Palermo – Romano Prodi ha presenziato, per la seconda volta, la settimana Alfonsiana. Il suo intervento “Politica Mondiale e Mediterraneo” si è aperto con una riflessione sui recenti discorsi di Papa Francesco svolti al Congresso degli Stati Uniti e all’Assemblea delle Nazioni Unite. Prodi ne ha sottolineato la straordinaria apertura e intelligenza politica e ha fatto loro riferimento più volte nello svolgimento della sua lectio magistralis di cui diamo qui un resoconto sintetico.

Il Professor Romano Prodi ha dedicato il suo intervento all’analisi della situazione attuale del Mediterraneo, così esposta a gravi e complesse criticità, alla luce dei grandi cambiamenti nel quadro della politica internazionale. Ha definito la grande instabilità di oggi, persistente non solo nel Mediterraneo, come “una terza guerra mondiale” frammentata in tanti e diversi conflitti su un’area geografica molto estesa. Si tratta di conflitti che in apparenza nascono per ragioni locali, come in Ucraina, Libia e Siria, ma che in realtà trovano la loro origine nella tensione politica tra le grandi potenze e nei grandi cambiamenti dell’assetto mondiale. Una tensione e una “confusione nella politica internazionale” le cui conseguenze e i cui effetti non sono circoscritti alla sola area del Mediterraneo. Prodi ha evidenziato come oggi non siano più praticabili soluzioni che prevedano un intervento armato da parte di quello che resta il paese più forte, ossia gli Stati Uniti d’America. La società americana, infatti, non sopporta più “di vedere rientrare le salme dei propri soldati”. Nessun governo, repubblicano o democratico, dopo la guerra in Iraq e in Afghanistan, può pensare di riproporre all’opinione pubblica americana un intervento armato. E’ così infatti che in questo vuoto lasciato dagli Stati Uniti si è inserita la Russia, un paese oggi meno competitivo dell’America, ma che ha inviato le sue truppe in Siria. Prodi ha richiamato l’importanza dei colloqui tra il Presidente Obama e Presidente Putin come chiave strategica per un accordo che abbia come obbiettivo un serio contrasto al terrorismo territoriale. Si comprende bene quindi quanto profondo sia il cambiamento al quale stiamo assistendo. A questo si aggiunge il fatto che la Cina, nonostante le sue difficoltà e le grandi contraddizioni che ancora persistono al suo interno, sia diventata una grande potenza mondiale tanto da esercitare “una effettiva concorrenza agli Stati Uniti d’America”. Il Professor Prodi ha illustrato le difficoltà che la Cina sta affrontando e i radicali cambiamenti che il governo cinese sta realizzando a tutti i livelli della società. Una rivoluzione guidata e organizzata in modo sistematico dalla politica che certamente provoca un ridimensionamento delle percentuali di crescita, ma che non impedisce alla Cina di essere una grande potenza attiva in tanta parte del mondo -si pensi solo alla sua presenza in Africa e in tutta l’America latina- tanto che il dominio degli Stati Uniti oggi “non è più un dominio unico e solitario”. La terza grande potenza è l’Europa. L’Europa infatti potrebbe essere nella stessa situazione degli Stati Uniti e della Cina rispetto alle quali, per capacità economica, è del tutto simile. Ma mentre Stati Uniti e Cina “si stanno disputando la supremazia nel mondo, l’Europa non esiste”. Le ragioni di questa grave assenza nella compagine mondiale sono da rintracciare nella mancanza di una visione e azione politica comune. L’Europa, pur essendo “il più grande produttore industriale del mondo e il più grande esportatore”, resta divisa e incapace di esprimere una politica unitaria. Siamo così dinnanzi al “primo tradimento nei confronti dei padri fondatori dell’Europa.” Se è vero infatti che l’obiettivo della pace è stato raggiunto e l’Europa vive senza conflitti, per la prima volta nella sua storia, da settanta anni, siamo tuttavia ancora molto lontani dall’aver realizzato quell’Europa solidale e federale che era il sogno dei padri fondatori. Il Prof Prodi ha richiamato alla memoria gli anni della sua presidenza alla Commissione Europea caratterizzati da una comune tensione di tutte le nazioni verso l’unità. Fu infatti con quello spirito e con la volontà di unire che si è realizzato l’allargamento ai nuovi paesi e si è costituita la moneta unica, perchè “l’introduzione dell’Euro non era finalizzata soltanto a motivi di carattere economico, ma anche politico.” Oggi appare esaurita quella spinta ideale che portò il Cancelliere tedesco H. Kohl a dire, come il prof. Prodi ha ricordato: “voglio la moneta comune perchè mio fratello è morto in guerra”, ossia voglio realizzare una Europa unita, forte e solidale perchè mai più nessun fratello debba morire in guerra. Oggi tutto appare cambiato anche sul piano della politica economica espressa solo dalla Germania: abbiamo infatti una Europa “a trazione tedesca” e non, come diceva di voler realizzare Kohl, “una Germania europea e non un Europa germanica”. E questo certo è accaduto per le virtù tedesche, ma anche per la debolezza degli altri paesi come la Francia e la Gran Bretagna che ha addirittura indetto un referendum attraverso il quale stabilire se restare o meno in Europa. “Siamo quindi dinnanzi ad un tradimento enorme rispetto a quelle che erano le premesse iniziali di un’Europa equilibrata” che unisse sotto un ombrello comune tutte le minoranze. Oggi l’ombrello sotto il quale tutti si rifugiano è solo quello tedesco e le regole le detta la Germania.

Il Prof Prodi ha poi commentato il recente caso della Volkswagen che a suo giudizio è collegato al tema dello squilibrio nella politica europea: “non è una colpa speciale della Germania, queste cose avvengono quando il potere è troppo concentrato -nelle mani di pochi- e sono il frutto dell’arroganza del potere”. Secondo Prodiil fatto che siano stati proprio gli americani a “bacchettare” la Germania è emblematico: “nessun paese europeo si è sentito di richiamare la maggiore potenza europea, la Germania”, nonostante siano state violate quelle stesse regole che la Germania ha imposto a tutte le imprese di ogni paese, in un settore così strategico. Si comprende dunque il legame tra questo, così come tra altri fatti simili già accaduti, e la mancata realizzazione di una politica economica e sociale che miri alla realizzazione di una società europea più equilibrata e di una politica europea unitaria che non sia solo espressione della Germania. Il sistema tedesco così compatto nel proteggere i propri interessi nazionali influenza in modo determinante l’atteggiamento e il comportamento di Bruxelles. Si rafforza così una visione piramidale della politica economica con forti ripercussioni nella politica sociale: “è un tradimento della democrazia”. Richiamando ancora una volta le parole del Papa su disuguaglianza e democrazia a rischio, Prodi ha evidenziato come oggi, rispetto al passato, nel mondo si siano acuite le differenze, la ricchezza si concentri in porzioni della popolazione sempre più ristrette e la società sia sempre più diseguale. La così detta politica economica tatcheriana o reaganiana che pone profitto e guadagno come obiettivi prevalenti su ogni altro, diffusa enormemente dagli ottanta in poi, può essere definita infatti come un “tradimento della solidarietà”. In tutto il mondo, con poche eccezioni come nei Paesi scandinavi e per alcuni anni in Brasile, abbiamo assistito ad una “divaricazione nella distribuzione della ricchezza e a un profondo cambiamento di mentalità nella società”. Nessun uomo politico che oggi voglia vincere le elezioni affronta, in campagna elettorale, il tema di una politica fiscale come strumento per la realizzazione di una società più giusta ed equilibrata. Tutti i leader politici promettono di abbassare le tasse: “magari poi non mantengono la promessa. Chi è più giovane trova questo del tutto naturale. Quando io invece ho cominciato a fare politica c’era sempre la discussione” su cosa convenisse al paese per colmare diversità e disuguaglianze sociali nell’accesso ai servizi, come la scuola o la sanità. Prodi ha poi sottolineato come questo accada oggi anche nei paesi comunisti, come la Cina, dove la disparità di reddito cresce a tal punto che il governo è impegnato in una “biblica operazione di risanamento e di lotta alla corruzione. La differenza di reddito tra le regioni ricche e le regioni povere in Cina è superiore a quella esistente, gravissima, tra Nord e Sud d’Italia” ela Cina sta affrontando tutto questo a prezzo di qualche perdita di punto percentuale della propria crescita.

L’esasperazione delle scelte in campo economico hanno prodotto, secondo Prodi, un vero e proprio “sbandamento dell’intera umanità” che richiede un ripensamento. Un ripensamento che sta avvenendo, anche se ancora in modo piuttosto modesto, ma necessario e inevitabile. Non ha mancato di sottolineare che per ora il carattere del cambiamento è intellettuale e non si è affatto trasformato in conseguente azione politica. L’accoglienza riservata alla seconda edizione de Il capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty testimonia che qualcosa sta cambiando a livello culturale mentre sul fronte politico solo il laburista inglese Corbyn, pur suggerendo soluzioni che Prodi non condivide, sembra aver colto la necessità di un radicale cambio di direzione e di “profondi ripensamenti” dinnanzi ad una così grande parte della società che vive in condizioni di difficoltà economica.

E dunque, ha proseguito Prodi avviandosi alla conclusione, se la struttura piramidale incide sulle sorti di molti paesi nel mondo, anche la struttura piramidale dell’Europa si ripercuote negativamente sul nostro Mediterraneo: “al momento dell’allargamento una parte cospicua delle risorse è stata destinata ai paesi dell’Est europeo, ai paesi del Mediterraneo sono arrivate solo le briciole e non si è voluta realizzare una politica di solidarietà” . Prodi ha poi ricordato come allora vi fosse una emergenza, dopo la caduta delle Cortina di ferro, che non poteva essere ignorata. In seguito però non sono stati rispettati gli impegni presi in favore del Sud dell’Europa e questo costituisce un altro dei grandi tradimenti nei confronti dell’umanità. Ha poi sottolineato come sia mancata e manchi ancora una sensibilità politica in Europa nei confronti del Sud. Il risultato è stato devastante per il Mediterraneo stesso e per tutta l’Europa. Basti pensare “alla nascita del terrorismo territoriale, del terrorismo che si fa Stato. Abbiamo questa situazione in Libia, in Siria, in Mali ai confini con la Nigeria, nel Sinai…ed è un dramma dal quale non usciremo con l’attuale politica”. Prodi ha poi sottolineato come, per uscire da questa grave situazione sia assolutamente necessario che le grandi potenze ritrovino un dialogo, superando gli interessi nazionali in favore della Pace e unità nella lotta al nemico comune, il terrorismo. Sono le grandi potenze che hanno il dovere di trovare la volontà politica per riportare la pace nel Mediterraneo.

INTERVISTA DI TRINACRIANEWS.EU A ROMANO PRODI:

MARIAPIAD. Chi è il traditore del Mediterraneo oggi, alla luce del quadro politico mondiale ed europeo che lei ha tracciato?

R. Abbiamo visto nell’analisi che abbiamo fatto che le tragedie del Mediterraneo potevano essere evitate. Tra le cause c’è anche la mancata realizzazione di una seria politica per il Mediterraneo. Grandi parole, contatti, programmi di ricerca, anche un aiuto materiale, ma molto frammentato e mai un’azione concreta, rivolta alle priorità del legame fra Europa e Mediterraneo. L’altro tradimento arriva dai Paesi del Sud dell’Europa, che non si sono uniti a portare avanti la Politica comune. Nella Politiche europee i rapporti di forza contano. L’Italia, da sola, non può portare avanti la Politica mediterranea. Ci vuole la Spagna, ci vuole Francia, ci vuole la Grecia, adesso anche la Croazia, la Slovenia. Non c’è il tradimento di una parte sola. C’è una trascuratezza che diventa tradimento da parte di tutti.

D. A proposito della Sicilia, questa terra, piuttosto che essere centro propulsivo dell’Alleanza Euro-Mediterranea è invece, spesso terra di transito, in cui gli stessi politici non investono in tale direzione. Lei cosa si sente di dire in merito?

R. La Sicilia, è zona di frontiera, ed è la prima regione a subire l’urto di questa grande migrazione. La Sicilia soffre più degli altri. E la Sicilia da sola, come l’Italia da sola, non può fare più di tanto. Ci vuole assolutamente una politica europea unita, comune che riporti la Libia in condizioni di normalità. Finché dalla Libia le organizzazioni criminali continueranno a far partire i barconi è ovvio che non possiamo che accogliere i migranti. Finché la Libia li fa partire non c’è scelta: dobbiamo ospitalità a coloro che arrivano.

D. Tuttavia, a fronte precedenti progetti in cui si poteva investire in Libia, anche dal punto di vista della promozione dello sviluppo economico-professionale di questo Paese, data l’esistenza di ingenti risorse naturali, la pratica dello scambio di “Buone prassi”ma, anche con la stipula del famoso Patto di amicizia, nel 2009, tuttavia è seguita una battuta di arresto tra i due Paesi Italia-Libia. Come spiegare tale fenomeno?

R. La guerra ha provocato questo. E’ chiaro che Gheddafi era un dittatore. Nessuno lo mette in dubbio. Ma costituiva un punto di riferimento per le diplomazie. Dopo la sua morte è venuta meno questa possibilità di dialogo.

D. A proposito di dialogo interreligioso, ci sono delle premesse per addivenire a risultati auspicabili. In tal senso, in Sicilia abbiamo per esempio, il COPPEM. Tuttavia, questo impegno sembra soffocato da forze esterne, interessi terzi che neutralizzano lo sforzo dei fautori del dialogo. Lei cosa suggerirebbe perché si possa concretamente promuoversi la pace e l’armonia tra i popoli?

R. Il dialogo interreligioso deve continuare. Proprio due settimane fa sono stato in Albania dove si è svolta, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, una grande manifestazione alla quale hanno preso parte cattolici, protestanti, musulmani, ortodossi, ebrei. Proprio tutte le religioni. E’ stato un evento interessantissimo. Anche se fino ad ora il dialogo interreligioso non è riuscito a mutare il cuore dei governanti non si deve fermare. “Bisogna continuare, perché la goccia scava la pietra”.

D. Sembra che manchi qualcos’altro, a fianco del dialogo interreligioso?

R. Ci vuole l’accordo delle grandi potenze. Se queste continuano a giocarsi l’una contro l’altra, in maniera diretta o indiretta,la supremazia sul Mediterraneo è difficile che la situazionecambi.
Fonte: TRINACRIANEWS
 


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