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Ripensare lo sviluppo Valori, identità e innovazione nell'area euromediterranea nell'Anno Europeo per l'Educazione allo Sviluppo a vent'anni dalla Dichiarazione di Barcellona

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L'iscrizione del sito seriale Arabo Normanno di Palermo, Monreale e Cefalù nella lista del Patrimonio dell'Umanità UNESCO, che sarà ufficializzato nel corso dell'Assemblea Generale dell'Agenzia delle Nazioni UNITE che si terrà a Bonn il prossimo 4 luglio, rappresenta un momento altamente simbolico, sopratutto se considerato nell'ambito dell'Anno Europeo dell'Educazione per lo Sviluppo ancor di più se inserito nella doverosa riflessione sulla cooperazione euromediterranea a vent'anni dalla Dichiarazione di Barcellona.
Infatti il riconoscimento dell'UNESCO premia un fenomeno monumentale ed architettonico che rappresenta un insieme di culture, dalla bizantina alla normanna, dall'araba alla romanica che in Sicilia divenne un uniqum, fenomeno sincretico capace di far divenire l'isola il luogo di maggiore progresso sociale ed economico, culturale e scientifico per secoli.
Quel modello, replicato anche nel sud della Spagna fece del Mediterraneo il centro della vita sociale, culturale ed economica rendendolo un luogo di pace, cooperazione e prosperità condivisa.
Oggi invece si assiste ad una forte crisi delle relazioni mediterranee, rallentate da un impoverimento generale ed in un clima di forte instabilità, se non addirittura di vere e proprie guerre locali che rischiano di infiammare l'intero Bacino.
Il rallentamento delle relazioni mediterranee, dovuto ad una molteplicità di fattori concomitanti, impone una profonda revisione critica dei modelli relazionali e di sviluppo utilizzati negli ultimi vent'anni.
Nei due giorni di lavoro si intende quindi approfondire una riflessione critica su quale è stato il modello di sviluppo adottato nel Mediterraneo e, attraverso anche il contributo del progetto LADDER, finanziato dall'Unione Europea proprio per rafforzare il ruolo delle Autorità Locali e delle Organizzazioni della Società Civile, valutare quali scelte adottare nelle politiche per lo sviluppo utilizzando un approccio territoriale e il coinvolgimento delle comunità locali.
E proprio l'implementazione delle politiche TALD (Territoriale Approach to Local Development) e DEAR (Development Education and Awareness Raising) raccomandate dall'Unione Europea, come nuovi modelli di politiche di sviluppo, trovano una declinazione fattuale nella realizzazione degli Ecomusei.
Essi, potendosi definire un Patto con cui la Comunità si prende cura di un Territorio tutelando e valorizzando la propria Eredità Culturale, possono essere definiti dei perfetti esempi di declinazioni degli approcci prima richiamati e a cui l'Unione Europea si riferisce, quando intende ripensare le proprie politiche dello sviluppo e della cooperazione.
E il Mediterraneo può superare le proprie crisi anche attraverso una riscoperta dei propri valori e della propria identità, valorizzando le proprie eccellenze culturali e naturalistiche, rinnovando processi educativi e di sensibilizzazione alla cittadinanza attiva, attuando in ultima analisi quei processi virtuosi che stanno alla base dei valori della Carta istitutiva dell'UNESCO.


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