Approvata la Carta dei diritti dei migranti di Lampedusa

Approvata la Carta dei diritti dei migranti di Lampedusa

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 Il sindaco Nicolini:”L’isola diventi un modello nel mondo”

 
di Giovanna Cirino
 
Riscrivere la geografia, cambiare i confini dell’Europa e con essa la mappa dei nuovi diritti che nessuna istituzione oggi riesce a garantire. Diritti da conquistare e difendere. Mettere al primo posto le persone, la loro vita, la loro dignità e le loro speranze. Nell’isola di Lampedusa, terra di solidarietà delle Pelagie, simbolo delle morti in mare e delle promesse mancate della politica, si è discusso dei diritti dei migranti. Dal 31 gennaio al 2 febbraio, più di 300 partecipanti tra avvocati, giuristi, cittadini, operatori umanitari, hanno elaborato e approvato la “Carta dei diritti dei migranti”, un accordo d’importanza storica senza precedenti, che riscrive le regole della mobilità e dell’accoglienza nel Mediterraneo. Per la prima volta, attraverso un open document, cioè un file modificabile da chiunque abbia chiesto l’iscrizione agli organizzatori, si é potuto delineare un Patto contenente le soluzioni per una buona politica di accoglienza dei flussi migratori. Un nuovo metodo d'azione che parte dal basso, risultato di una stesura collettiva, che invita chi ha il potere di legiferare a prendere in considerazione le proposte presentate. 
Ogni articolo e principio è stato discusso da rappresentanti di movimenti antirazzisti, centri sociali e da diverse associazioni provenienti da tutta Europa, dal Nord Africa e dalla Turchia, come Terre des hommes, Storie Migranti, Un ponte per, Archivio migranti, campagna LasciateCIEntrare, Global Project. Al dibattito ha partecipato anche l’associazione dei piccoli imprenditori dell’isola e gli studenti del Liceo Majorana di Lampedusa. Tra le voci che hanno fatto nascere questo nuovo documento, importanti sono state quelle di alcuni genitori dei giovani scomparsi durante le traversate nel Canale di Sicilia e quelle di un gruppo di rifugiati accampati ad Amburgo in Germania. Ad aprire l'incontro Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, che ha raccontato la “realtà dell'isola, le voci dei suoi abitanti, la vita di un luogo condannato dalle politiche europee a vivere una vita di frontiera".
L'iniziativa, organizzata da Melting Pot, è nata dopo i naufragi del 3 ottobre e dell’11 dicembre 2013, in cui morirono nel Mediterraneo più di 600 persone, per la maggior parte provenienti dall’Eritrea e dalla Siria. Ma le cifre complessive sono più impressionanti, parlano di circa ventimila vittime negli ultimi venticinque anni.
Nei giorni successivi ai tragici eventi, una petizione ha raccolto oltre 50mila firme ed è cominciata a farsi strada l’idea di una Carta che dal basso intraprendesse un processo di sensibilizzazione e di conoscenza sul tema della migrazione e dell’accoglienza. Per Nicola Grigion, responsabile di Melting Pot Europa è "importante il modo in cui questa carta verrà codificata nelle leggi; bisogna costruire un processo che porti i governi ad ascoltare queste istanze. Non giochiamo a fare i consulenti dei governi, vogliamo costruire un processo culturale, sociale e politico perché questo cambiamento diventi possibile. Poi, un giorno discuteremo delle proposte di legge”. 
La Carta di Lampedusa, elaborata anche attraverso 70 videoconferenze, è costituita da tre parti: un preambolo, una sezione sui principi e una sulle migrazioni e le politiche collegate. Libertà di movimento, di scelta (del luogo in cui abitare), di restare (senza essere costretti a lasciare il paese in cui si nasce o si abita), libertà personale, diritto all’abitare, diritto alla resistenza. E ancora: chiusura dei Cie e di tutti i centri e campi d’accoglienza per evitare il formarsi di monopoli speculativi; immediata abrogazione dell’istituto della detenzione amministrativa; abrogazione di Eurosur, di Frontex, del sistema dei Visti, del regolamento Dublino, del meccanismo che lega il permesso di soggiorno a un rapporto di lavoro. Obiettivo della Carta è di “non riprodurre le terminologie delle norme e dei codici, ma di un immaginario che pone l’essere umano al centro con la sua libertà di muoversi e abitare nel mondo”. Per quanto riguarda il sistema di accoglienza, si afferma la necessità di creare un sistema “diffuso, decentrato e fondato sulla valorizzazione dei percorsi personali, promuovendo esperienze di auto-gestione e auto-organizzazione. 
Un tema particolarmente sentito durante il meeting è stato quello del linguaggio: all’interno del documento si ribadisce che “la spettacolarizzazione del momento dell’arrivo dei migranti, sull’isola di Lampedusa come in molte altre frontiere d’Europa, con l’utilizzo di un linguaggio allarmistico e securitario - che travisa la realtà dei fenomeni e cancella le storie delle persone - contribuisce ad acuire fenomeni di razzismo e di discriminazione”. 
Approvata la Carta, ora si punta a coinvolgere più realtà possibili in Europa, che possano farsi portatori dei principi in essa contenuti, per fare in modo che il testo scritto a Lampedusa non resti lettera morta. 
 


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