Tunisia: uomini e donne uguali davanti alla legge. Respinta la Sharia come legge di Stato

Tunisia: uomini e donne uguali davanti alla legge. Respinta la Sharia come legge di Stato

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di Giovanna Cirino

Il prossimo 14 gennaio si celebrerà in Tunisia il terzo anniversario della Rivoluzione dei gelsomini che segnò la fine del potere di Zine El Abidine Ben Ali e diede inizio alla Primavera araba. Proprio in quella data l’Assemblea nazionale si è impegnata ad adottare la nuova Costituzione che sancisce all’articolo 20 un principio fondamentale, reso possibile con 159 voti favorevoli su 169 : “Tutti i cittadini e le cittadine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Sono uguali davanti alla legge senza alcuna discriminazione”. Una svolta storica per i diritti delle donne che solo un anno fa rischiavano di vedere imposto il concetto di “complementarietà”, da Ennahda, il partito islamico di maggioranza.
Anche se in Marocco e in Algeria le riforme del diritto di famiglia hanno introdotto una parità effettiva tra i sessi, il testo tunisino rappresenta un’eccezione nel mondo arabo, in quanto stabilisce l’uguaglianza di genere davanti alla legge. Dopo gli anni '50, quando la Tunisia si rese indipendente dal protettorato francese, il Paese nordafricano è quello che ha garantito leggi più liberali in fatto di diritti femminili. Con l'ascesa al potere del governo guidato dagli islamisti si è temuto che si volesse tornare indietro. Ma, grazie alle continue manifestazioni di piazza e alla tenacia dell'opposizione laica, si è evitato di introdurre l’Islam come fonte di diritto ed è stato votato anche il divieto di “accuse di apostasia”. Nella nuova Carta costituzionale si sancisce che l'Islam è la religione di Stato, ma si esclude la sharia, la legge islamica, come base del diritto del Paese. La Costituente ha infatti respinto due emendamenti che proponevano rispettivamente l'Islam e il Corano e la Sunna come "fonte principale della legislazione". "La Tunisia è uno Stato libero, indipendente e sovrano. L'Islam è la sua religione, l'arabo è la sua lingua e la repubblica è la sua forma di governo. Non è possibile emendare questo articolo", recita l'articolo 1 approvato con 146 sì su 149 votanti. Nell'articolo 2, anch'esso non emendabile, si prevede l'instaurazione di uno Stato a carattere civile basato sulla cittadinanza, sulla volontà del popolo e sulla primato del diritto. LAssemblea ha anche approvato l'articolo che garantisce "le libertà di opinione, pensiero, espressione e informazione", ma non ha abolito la pena di morte. Un emendamento in tal senso è stato bocciato, sebbene dall'inizio degli anni '90 in Tunisia non siano state eseguite condanne a morte.
Tornando al tema dell'uguaglianza di genere, l’articolo 20 è considerato un successo dalle associazioni femministe tunisine, mentre per alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Amnesty International e Humans Rights Watch, risulta essere insufficiente e riduttivo, in quanto non evoca chiaramente la parità tra uomini e donne e rischia di escludere gli stranieri in Tunisia. “Il principio di uguaglianza e di non-discriminazione dovrebbe essere applicato ai cittadini come agli stranieri e dovrebbe riguardare la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche e altro”.
Dopo che i legislatori avranno votato la bozza articolo per articolo, il testo dovrà essere approvato da due terzi dei 217 membri del Parlamento. In caso contrario, dovrà essere messo a referendum.


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