Cimitero Mediterraneo: l’Europa scopre Lampedusa          Al prossimo vertice europeo del 24 e 25 ottobre, si discuterà la questione immigrazione che non era all’ordine del giorno.
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Cimitero Mediterraneo: l’Europa scopre Lampedusa Al prossimo vertice europeo del 24 e 25 ottobre, si discuterà la questione immigrazione che non era all’ordine del giorno.

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di Giovanna Cirino



Dopo la tragedia, il lutto, la vergogna, le polemiche, ieri a Lampedusa è stato il giorno della passerella internazionale: il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, la commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmstrom, il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, il sindaco dell’isola delle Pelagie, Giusi Nicolini. Per carità dovevano esserci, alcuni di loro erano già arrivati poche ore dopo l’ecatombe del 2 ottobre. Dovevano esserci, perché rappresentano le Istituzioni. Dovevano esserci, per rendere omaggio alle vittime del naufragio, al momento circa 370 disgraziati. Dovevano esserci, per comunicare decisioni politiche importanti vista la gravità della sciagura. Ma la questione è proprio questa, dovevano esserci e sono arrivati. Ma prima dov’erano? Un gruppo di lampedusani non li ha accolti con la solita ospitalità, ma urlando: “Assassini, ipocriti”, e a gridare non era solo la pancia, ma il cuore, la ragione, il senso d’umanità perduto. Barroso si è detto “scioccato profondamente e per affrontare l’emergenza migranti saranno stanziati 30 milioni di euro aggiuntivi per l’Italia.” Letta ha dichiarato che “L’Italia ha intenzione di fare del problema immigrazione un problema centrale nell’agenda nazionale ed europea dei prossimi anni”. Al momento nel Belpaese è la legge n. 189, del 30 luglio 2002, comunemente detta legge Bossi- Fini, a disciplinare “l’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero”. Un flusso biblico, per chi non se ne fosse accorto, di persone disperate in cerca di salvezza. In poche parole funziona così: i sopravvissuti che riescono ad arrivare nel nostro Paese, se sono privi di documenti e di permesso di soggiorno, compiono il reato d’immigrazione clandestina, punito in vari modi. Prima si passa nei “lager” del Cie (centri di identificazione ed espulsione), poi si è accompagnati alla frontiera dalla polizia e per chi prova a rientrare (gli ostinati che vogliono vivere) nei confini italiani li aspetta il carcere. Chi li aiuta invece, come nel caso dei tre pescherecci di Lampedusa, commette il reato di favoreggiamento dell’immigrazione. Vietato soccorrere i migranti. Punto e basta per la legge italiana. Certo ci sarebbe il problema della coscienza, c’è pure la legge del mare che si basa sull’obbligo a dare il primo soccorso. Ma sembrano essere tutte chiacchiere, il reato resta. L’intenzione della Commissione europea è organizzare un Piano comune, un’operazione di sicurezza e di salvataggio nel mar Mediterraneo, da Cipro alla Spagna. A guidare l’operazione sarebbe Frontex, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere europee che già esiste. Vedremo. Papa Francesco nel luglio scorso, proprio da quest’isola, si era scagliato contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, per risvegliare le coscienze, per aiutare chi si mette in mare affrontando intemperie di ogni tipo. Ma anche l’appello lanciato dal Pontefice è finito lettera morta.
Nei viaggi della speranza dall’Africa all’Europa hanno perso la vita più di 25mila persone negli ultimi 20 anni: “Soccorrere è un dovere - afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini - non soccorrere è reato”, ma di fatto l’assurdità e la cecità della legge crea ostacoli e non facilita la regolamentazione di un fenomeno sociale problematico e controverso. Chi sono i clandestini? Criminali che inquinano le nostre strade pulite? Uomini, donne, bambini, partono tutti con l’intenzione di delinquere o sono anime che fuggono dalla fame, dalla guerra, dalla schiavitù? Senza retorica è chiaro che in mare affogano esseri umani che meritano rispetto e che hanno dei diritti. Il diritto di vivere è uno di questi. La storia non si può fermare con i respingimenti che impediscono controlli approfonditi necessari se i migranti chiedono asilo politico, in violazione dunque, dell’articolo 18 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. La storia non si può fermare. L’unica soluzione è cambiare punto di vista e rivedere il “problema” in un’altra prospettiva, che non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa ed il mondo. Immaginate un mondo senza clandestini? “Imagine all the people living life in peace…”


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