Strage a Lampedusa: vergogna e orrore

Strage a Lampedusa: vergogna e orrore

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Il sindaco dell'isola, Giusi Nicolini . "Caro Letta, vieni e conta i morti con me"

 

di Roberta Puglisi 

 

Oggi è il giorno del silenzio. Oggi è il giorno del lutto nazionale. L'Italia, Lampedusa, la perla del Mediterraneo, contano morti e feriti, contano disperazione e lacrime. Sono centinaia i bambini, le donne e gli uomini che, all'alba di ieri, sono stati inghiottiti dal mare di Lampedusa. Una coperta incendiata per riscaldarsi sarebbe stata la causa dell'immane tragedia, che ha trasformato il viaggio del riscatto e della speranza, in una strage di innocenti. Da ogni parte del mondo arriva la solidarietà, l'Italia è in affanno, l'Europa giudicata e criticata. Il giorno del silenzio non placa l'ira e la rabbia,  il dissenso e la vergogna. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano chiede a voce alta all'Europa  di "stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo». Il Papa urla vergogna e orrore e, mentre il Paese ammutolisce, il governo, anche davanti ad una simile ecatombe, rimpalla di responsabilità. La querelle tra i partiti è sempre uguale e contraddistinta da antiche logiche:  sott'accusa  la politica migratoria e la legge Bossi-Fini che ne è il cardine. Immediata la risposta della Lega, con la triste polemica, dai toni accusatori, alla coppia «coppia Boldrini Kyenge». Il Partito democratico,  torna a chiedere che si cancelli la Bossi-Fini. Non tarda ad arrivare anche la voce dell'Unione Europea, già ieri il Consiglio d'Europa, aveva bacchettato l'Italia per avere adottato provvedimenti "sbagliati o controproducenti" nel gestire i flussi migratori. Strasburgo non ha lesinato critiche nei confronti dell'Italia, colpevolizzando il governo di aver assunto misure che "non hanno convinto gli altri paesi membri della Ue a condividere la responsabilità". Intanto, in questo palleggio di responsabilità,  il mare di Lampedusa diventa un cimitero, il parroco dell'isola, parla di mattanza e chiede all'Europa di "non stare a guardare", volontari lampedusani si "dannano" per aiutare i disperati scampati al naufragio e raccolgono i corpi di chi non ce l'ha fatta, e adesso si chiede il Nobel della Pace. Si, il Nobel della Pace a Lampedusa e ai suoi isolani, perché Lampedusa sta dando un grande esempio di fratellanza, generosità e sacrificio. Lo stesso ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha chiesto  l'assegnazione del Nobel «Le operazioni di soccorso non si sono mai fermate. Tutta la notte c'è stata un'azione indefessa dei nostri soccorritori che io continuo a ringraziare di cuore per avere salvato oltre 150 vite umane – ha detto il vicepremier - Se 150 di questi migranti sono ancora vivi lo si deve all'efficienza dei nostri soccorritori, ma anche ai lampedusani che sono stati pronti». La disperazione si legge nitidamente sul volto di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, che solo poche ore fa, ha inviato un telegramma al presidente del consiglio, Enrico Letta invitandolo a Lampedusa a contare i morti. " Caro Letta, venga a contare i morti con me" ha scritto Giusi Nicolini.

E nel caos emozionale, politico e istituzionale, si prosegue con la conta dei morti. 


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