Assemblea Nazioni Unite: messe al bando le mutilazioni genitali femminili

Assemblea Nazioni Unite: messe al bando le mutilazioni genitali femminili


 di Giovanna Cirino

L'assemblea generale dell'Onu ha adottato la risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (FGM), depositata dal gruppo dei Paesi africani e sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.

L’FGM è una violazione dei diritti umani, “un abuso irreparabile e irreversibile”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 140 milioni le bambine nel mondo che hanno subito questa orrenda pratica. Ogni anno almeno tre milioni rischiano ancora di rimanerne vittime. La mutilazione varia a seconda dei Paesi dove viene eseguita, e va dal taglio della punta del clitoride all’asportazione dell’intero clitoride e delle grandi labbra. Viene compiuta sulle neonate o sulle bambine prima dell’adolescenza. Nei 28 Paesi che la praticano in Africa, in Medio Oriente ed in Asia, chi la difende sostiene che si tratta di una "tradizione" che “protegge” le donne dai rapporti prematrimoniali e dalla promiscuità sessuale. L’ambasciatore del Burkina Faso alle Nazioni Unite, Der Kogda, ha aspramente protestato contro queste “false giustificazioni”, usate per continuare a mantenere in vita una violenza antica duemila anni. Le donne che l’hanno subita la descrivono come una “esperienza” umiliante e dolorosa, paragonabile allo stupro. Nei villaggi del Senegal, il “taglio” avviene solitamente con un coltello sacro, sempre lo stesso e mai lavato. Questa abitudine causa numerose infezioni, talvolta mortali come il tetano. La medicina conferma che la mutilazione genitale non riveste alcuna utilità pratica, ma ha solo l’effetto di amputare il corpo femminile per ridurne la sensibilità sessuale. Negli ultimi dieci anni, l’Italia è stata sempre in prima linea nella lotta contro questo abuso. IlNew York Times ha ospitato alla vigilia del voto dell’ONU, un articolo di Emma Bonino, che spiegava il significato del documento in discussione e riassumeva la lunga battaglia condotta dalle Ong fianco a fianco con numerosi istituzioni governi. <E’ la prima volta che le Nazioni Unite assumono una posizione ufficiale di condanna – dichiara la Bonino - la risoluzione cambia il paradigma d’azione ma non si deve abbassare la guardia finché il testo non diventerà realtà>. I Paesi che ancora non l’hanno fatto sono stati chiamati ad “adottare una legislazione e a farla rispettare”. La risoluzione infatti, non ha valore vincolante, ma il fatto che sia stata votata all’unanimità riveste un peso morale e politico non indifferente.

 


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