Ogni cinque secondi nel mondo muore un bambino

Ogni cinque secondi nel mondo muore un bambino

TAG: Povertà


di Giovanna Cirino
 

Secondo i dati 2012 dell'Unicef, ogni anno nel mondo 6,9 milioni di bambini muoiono prima di aver compiuto cinque anni, a causa di malattie, di denutrizione o perchè vittime delle guerre. Non sono bambini “invisibili”, sono figli di ognuno di noi. Di fronte ad una emergenza umanitaria di tale portata,non si può restare a guardare, seppur indignati e dispiaciuti. Ad ogni bambino deve essere garantito il diritto alla salute e l’impegno per salvarli deve coinvolgere tutti, a vari livelli: istituzioni nazionali e locali, associazioni, organizzazioni non governative e semplici cittadini, impegnati insieme per combattere la mortalità infantile, la miseria e la fame, che sono il pane quotidiano delle popolazioni meno sviluppate. I bambini muoiono per cause facilmente curabili: polmonite, morbillo, diarrea, malaria, complicazioni neonatali. La malnutrizione è concausa di un terzo di queste morti, perché aggrava lo stato di salute dei piccoli malati e ne favorisce il deperimento. Le malattie infettive, definite “malattie dell'iniquità”, colpiscono soprattutto le popolazioni povere che non hanno accesso alle cure di base e agli interventi di prevenzione. Le cifre del rapporto Unicef sono inaccettabili anche perché relative a malattie che potrebbero essere sconfitte con soluzioni a basso costo, i comunissimi farmaci salva-vita per l'infanzia. Comuni e diffusi però solo nelle società occidentali. I decessi dei piccoli sotto i 5 anni di età sono sempre più concentrati in Africa sub-sahariana e Asia meridionale, le due regioni che, nel complesso, hanno totalizzato oltre l'80% di tutte le morti infantili nel 2011. Milioni di vite quindi, potrebbero essere salvate grazie ai vaccini, ad una nutrizione adeguata, all’assistenza medica di base e materna. Il mondo ha le tecnologie e le conoscenze per farlo, la vera sfida è mettere questo a disposizione di tutti i bambini del mondo.

A tal proposito, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon,ha invitato la comunità internazionale a lavorare per salvare 16 milioni di vite entro il 2015. L'ONU vuole raggiungere questo risultato migliorando l'accesso e l'uso di farmaci essenziali, di dispositivi medici e forniture sanitarie, che rispondano efficacemente alle cause di morte durante la gravidanza, il parto e nell'infanzia.

Nel 2009 Save the Children ha lanciato “Every One”, una campagna mondiale di sensibilizzazione per dire basta alla mortalità infantile e garantire salute e assistenza a mamme e bambini in 38 paesi nel mondo. Nel 2011, l’organizzazione ha raggiunto ben oltre 50 milioni di bambini e donne in età riproduttiva, garantendo loro cibo, cure e assistenza. Il nuovo rapporto 2012 “Committing to Child Survival: A Promise Renewed”, evidenzia i principali risultati ottenuti nella diminuzione del livello di mortalità infantile nei paesi in via di sviluppo, dimostrando che il lavoro in sinergia dà ottimi risultati: «Lo scorso anno erano 22.000, oggi sono 19.000 i bambini che muoiono per cause prevenibili. La riduzione globale della mortalità è un successo significativo - afferma Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef - che testimonia l'impegno di molti, compresi i governi, i donatori, le famiglie, le agenzie internazionali». Raggiunti questi obiettivi però, non bisogna rallentare gli sforzi, ma anzi, impegnarsimaggiormente concentrando le energie non solo sullasalute e sulla nutrizione, ma anche verso altri fattori: l'istruzione, l'accesso a servizi igienici adeguati e all'acqua potabile, lo sviluppo delle potenzialità femminili, potranno essere fondamentali per rendere concrete le speranze di sopravvivenza e di sviluppo dell'infanzia. Ma non solo: all'impegno delle istituzioni e della comunità internazionale va unito quello delle famiglie e della scuola per sensibilizzare studenti bambini occidentali sui temi della malnutrizione e creare una cultura diffusa contro gli sprechi alimentari.

 

 


Share |