Femminicidio, in Italia una donna uccisa ogni due giorni.

Femminicidio, in Italia una donna uccisa ogni due giorni.


Sono novantotto le vittime di violenza in ambito familiare assassinate dall'inizio dell'anno.

L'ultima donna morta per mano della sua “dolce metà”, si chiamava Erica, aveva ventotto anni ed era madre di una bambina di tre anni, scampata alla furia omicida del padre assassino. Erica uccisa con dodici coltellate, è solo l'ultimo nome di una lunga lista di donne giovani o meno, del sud, del nord e del centro del nostro Paese, vittime di violenze in ambito familiare e sentimentale. Circa il 70% di questi omicidi é infatti compiuto da padri, mariti, fratelli, compagni, ex. Una sorta di follia maschile nei confronti dell'altro “genere”, che non deve “osare” di lasciare il partner, né tantomeno di decidere diversamente da quanto i parenti (maschi) pretendono. Siamo nel 2012, non nel Medio Evo, siamo uno dei paesi più democratici e sviluppati del pianeta (?) eppure il bollettino di sangue è drammatico. Una vera escalation di violenza quella denunciata da Telefono Rosa, che dalla manifestazione nel mese di maggio “Se non ora quando?” – in cui migliaia di donne sono scese in piazza in difesa della dignità femminile - ha registrato un aumento allarmante dei dati. Si è passati da un omicidio ogni tre giorni registrato nel 2011, a uno in media ogni due giorni nel 2012. Le donne uccise dai loro “cari”, sono state 156 nel 2010; 172 nel 2009, senza dimenticare l'annus horribilis, il drammatico 2003, con 192 vittime. Istituzioni e società (a parte i titoli sui giornali) restano a guardare, persi nei meandri della cattiva politica, nei distinguo, nei se, ma, e forse anche però. Intanto si aspetta la prossima.
<Non c'è una risposta adeguata a questa crescita inaudita di dati relativi alla violenza sulle donne - afferma la presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli – questa mattanza non può più essere possibile in un Paese civile>.
A livello internazionale, la violenza nei confronti delle donne si è imposta nel corso degli anni 90' come un problema prioritario in seno alle grandi organizzazioni (ONU, Consiglio d'Europa, OMS, UNICEF). Sono state emanate delle raccomandazioni molto chiare che invitano i governi dei Paesi membri ad adottare misure per combattere e prevenire queste forme di violenza. Uno strumento che consentirà di rafforzare le azioni di contrasto al fenomeno, identificato come "violazione dei diritti umani", è la Convenzione di Istanbul, dell'11 maggio del 2011, ancora in attesa di ratifica.

Giovanna Cirino
 


Share |