Mediterraneo: Secondo uno studio dell'Unione Europea, la violenza domestica è fra il 40% e il 75%


La violenza contro le donne fra le quattro mura di casa e' l'emergenza numero uno da affrontare nella sponda Sud del Mediterraneo. Il fenomeno interessa fra il 40% e il 75% delle donne sposate, vittime soprattutto del coniuge. E' questo il dato piu' eclatante dallo studio condotto dal programma Euromed Gender Equality (Egep), presentato in un seminario organizzato a Bruxelles. Il 'Programme to enhance quality between men and women in the Euromed Region', finanziato dall'Unione europea nell'ambito della politica di vicinato, fra 2008 e 2011 ha coinvolto nove Paesi partner (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Territori palestinesi, Siria e Tunisia).
 
''La diffusione della violenza domestica fra il 40% e il 75% delle donne - spiega Florence Raes, team leader di Egep - non e' una cifra sovrastimata. Ci sono state inchieste interessanti su questo fronte: la piu' recente e' stata fatta in Marocco, ma sono state condotte anche nei Territori palestinesi e in Siria.
 
Effettivamente, mostrano tutte che siamo sopra la soglia del 50%, con relativo impatto in termini di emancipazione e mercato del lavoro. Non si esce di casa piene di lividi''. In particolare, secondo il rapporto la situazione e' particolarmente grave in Giordania, dove quasi sette donne su dieci sono state oggetto di forme di violenza domestica, cosi' come in Libano, dove il dato arriva ad oltre due terzi.
 
''Nel campo delle molestie sessuali invece - aggiunge Raes - ci sono meno informazioni. Ma e' stato fatto un sondaggio in Egitto nel 2008, secondo cui il 99,6% delle donne non sposate e' oggetto di molestie nelle strade, il 75% nei trasporti pubblici''. Secondo l'esperta ''il problema della violenza contro le donne esiste in tutti i paesi, sia nella sfera privata sia nella sfera pubblica. Assume sfumature diverse quando si aggiungono altri fenomeni, come quello dei crimini d'onore, ad esempio in Giordania, Striscia di Gaza e Libano''. Il rapporto riferisce che in Giordania si stima vengano uccise ogni anno fra le 20 e le 25 le donne, per difendere l'onore della famiglia. Si parla di 32 casi documentati nei Territori palestinesi fra 2004 e 2006, una cifra arrivata a 58 nel 2007. ''E' importante - precisa Raes - dire che la violenza contro le donne rimane un tabu', una questione che passa sotto silenzio, ma comunque meno rispetto al passato, perche' c'e' un riconoscimento crescente del problema''. In diversi paesi sono state messe a punto strategie nazionali.
 
''C'e' il Marocco, l'Algeria, i Territori palestinesi - racconta l'esperta - e lo scopo e' spesso quello di coordinare le azioni dei diversi ministeri, in termini di risposta di giustizia, sanita', forze di sicurezza''. Altro fattore da sottolineare e' quello dei costi finanziari del fenomeno. ''Non c'e' solo un impatto sulle donne, ma anche a livello finanziario il costo della non partecipazione di queste vittime al mercato del lavoro, le spese della giustizia, per la salute''.
 
Nel quadro generale della 'primavera araba' in corso nella regione, l'Unione europea cosa puo' fare per i diritti delle donne? ''Bisogna essere molto vigili - afferma Raes - ed incoraggiare - su questo punto l'Unione europea deve mobilitarsi da subito - la partecipazione delle donne nelle transizioni democratiche. La presenza delle manifestanti per le strade non implica che siano necessariamente al potere. In Tunisia e' stata stabilita la parita' fra uomini e donne (nelle candidature alla costituente, ndr), mentre nel governo egiziano non c'e' una sola donna''. Altra linea direttrice, conclude l'esperta ''e' quella di allargare la sfera dei diritti gia' conquistati e fare attenzione al rischio di tornare indietro''. ( fonte ANSAmed) 
 


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